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La prima volta che Paolo Fresu ha sentito il jazz aveva undici anni, suonava nella banda di Berchidda e la sua tromba pesava più del suo braccio. Qualcuno gli aveva passato una cassetta di Miles Davis, «Autumn Leaves». E lui l’aveva ascoltata fino a consumarne il nastro. Poi ne aveva cercata un’altra. E un’altra ancora. E non aveva più smesso di ispirarsi. Quarant’anni dopo, quella cassetta è diventata oltre 450 dischi, collaborazioni con Nyman, Carla Bley, Peter Gabriel, Ornella Vanoni. Il Django d’Or come miglior musicista jazz europeo, la laurea honoris causa dal Berklee College of Music.

Il suono di Fresu è riconoscibile dopo tre note. Jazz, world music, cinema, teatro, musica contemporanea: Fresu ha attraversato tutto, senza mai fermarsi in un solo posto. Il Paolo Fresu Quintet, fondato nei primi anni Ottanta, è una delle formazioni più longeve del jazz europeo. Il progetto Mare Nostrum con Richard Galliano e Jan Lundgren ha versato tutto il Mediterraneo nel linguaggio del jazz da camera. Nel 2010, ha fondato Tuk Music, etichetta indipendente: una bottega artigiana del suono in un’epoca di produzioni seriali e globalizzate. Da anni, la sua tromba suona anche dove i diritti hanno bisogno di una voce. Testimonial di Amnesty International, sostenitore della Fondazione Francesca Rava per l’infanzia in difficoltà, Ambasciatore Unesco dei giovani nel 2016 e 2017.