Entro il 2030 quasi un chilowattora su due in Europa arriverà da sole e vento. Eolico e fotovoltaico copriranno il 48% della generazione elettrica, mentre i combustibili fossili scenderanno al 19%.

Più rinnovabili significa anche più variabilità. Per mantenere sotto controllo costi, congestioni e sicurezza del sistema servirà una quantità crescente di flessibilità, garantita da reti più intelligenti, sistemi di accumulo e consumatori capaci di adattare i propri consumi ai segnali provenienti dal mercato elettrico.

Le stime indicano che il fabbisogno giornaliero di flessibilità del sistema elettrico europeo è destinato quasi a raddoppiare nei prossimi quattro anni, passando da 222 a 426 TWh (+92%). L’incremento interesserà anche la flessibilità settimanale, che crescerà da 169 a 284 TWh (+68%), e quella annuale, da 92 a 136 TWh (+48%).

È questa la fotografia che emerge dall’ultimo rapporto dell’Agenzia europea per la cooperazione dei regolatori dell’energia (Acer) sul ruolo della flessibilità nella transizione energetica. Un tema che fino a pochi anni fa riguardava soprattutto operatori di rete e produttori elettrici, ma che oggi coinvolge direttamente famiglie e imprese.

La posta in gioco è rilevante. Acer prevede che una maggiore partecipazione dei consumatori ai mercati della flessibilità potrebbe generare fino a 29,1 miliardi di euro di benefici ogni anno in Europa, riducendo congestioni sulla rete, costi di bilanciamento e parte degli investimenti necessari per gestire la crescita delle rinnovabili.