Lo scaffale

Biagio Marzo

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Trovate la speranza o voi che entrate. Il carcere tra pena e possibilità di Fabrizio Pomes è uno di quei libri che costringono il lettore a uscire dalla propria zona di conforto. Non perché indulgano nel sensazionalismo o nella denuncia fine a sé stessa, ma perché affrontano una delle questioni più controverse e rimosse della società contemporanea: il senso della pena e il significato umano del carcere. Già il titolo richiama volutamente il celebre monito dantesco posto sulla porta dell’Inferno, ma lo capovolge. Dove Dante leggeva la fine di ogni speranza, Pomes cerca invece le tracce di una speranza possibile. L’autore scrive da una posizione particolare: quella di chi il carcere lo ha conosciuto dall’interno. La sua non è però una narrazione autoreferenziale né una richiesta di assoluzione. La sua testimonianza è attraversata da una domanda semplice e insieme radicale: cosa resta dell’uomo quando viene privato della libertà? E soprattutto, la società è ancora capace di riconoscere quella parte di umanità che sopravvive dietro le sbarre? Le pagine del libro raccontano il dolore della detenzione, la sospensione del tempo, le fragilità psicologiche, il sovraffollamento, la solitudine e quel senso di invisibilità che accompagna molti detenuti.