Milano, 24 giu. (askanews) – Il tema della denatalità esce dalle aule del dibattito accademico ed entra sempre di più direttamente nelle imprese. L’ultimo allarme, in ordine di tempo, di fronte a questo “cambiamento sociale profondo” arriva dal mondo dell’industria alimentare che ha portato la questione al centro dell’assemblea annuale di Unione italiana food, l’associazione di Confindustria che rappresenta 530 aziende e 100mila occupati. Perchè ormai il calo delle nascite è una variabile economica che incide sul lavoro, sui consumi e sulle prospettive di crescita.
“La denatalità del Paese è un fenomeno che tocca non solo l’italia ma il mondo occidentale, è qualcosa di consistente che sta succedendo e quando un fatto diventa trasversale a molti Paesi vuol dire che è un cambiamento della società molto profondo”, ha detto Paolo Barilla, presidente di Unione italiana food, che ha rivolto un appello alle istituzioni affinchè “costruiscano con noi un sistema stabile di incentivi perché la genitorialità diventi economicamente sostenibile per le famiglie e competitivamente neutrale per le imprese. La denatalità è una sfida nazionale, anche la risposta deve esserlo”.
Le imprese alimentari non possono e non vogliono sostituirsi allo Stato nelle politiche di welfare anche se, come attesa un’indagine Unionfood, hanno già avviato iniziative su questo fronte, con congedi parentali rafforzati fino al 100% della retribuzione, programmi strutturati di rientro post-maternità, smart working e welfare aziendale integrato per contrastare il fenomeno. Ma, avverte Paolo Barilla, “Le cose si fanno insieme. Le imprese non possono risolvere da soli i problemi di un Paese, possono collaborare in una strada indicata dalle istituzioni. Oggi c’è sicuramente una compartecipazione nella progettazione però noi ci aggiungiamo non possiamo sostituirci anche perchè le imprese hanno uno scopo sociale che è quello di produrre i beni per cui sono nate”. Oltretutto la denatalità ha ricadute anche sul mercato del lavoro. “Tutte le imprese comprese le nostre del food fanno fatica a trovare addetti specializzati – ha osservato Barilla – noi oggi siamo alla ricerca di una parte tecnica che abbia voglia e capacità di lavorare”.









