Ai tedeschi piace risparmiare, quindi farà loro piacere se quei risparmi, invece di riposare in banca, iniziassero anche a fruttare. Almeno, la vede così il cancelliere Friedrich Merz, che ha vidimato il lavoro della commissione che martedì ha presentato a Berlino la riforma del sistema previdenziale che, tra le tante misure, propone quella che in Germania è una (neanche tanto piccola) rivoluzione culturale: trasformare lo Stato tedesco in un collettore di contributi obbligatori da investire nei mercati finanziari per conto dei lavoratori. Per rispondere al come: attraverso un fondo pubblico a gestione centralizzata, con conti individuali, che investe in azioni e obbligazioni. È la chiave di volta della riforma targata Merz: il ricorso al mercato dei capitali per il sistema pensionistico pubblico rappresenta con molta probabilità il “fattore chiave” per determinare la tenuta e la stabilità del sistema nel lungo periodo, ha spiegato lo stesso cancelliere parlando con la federazione dell'industria tedesca (Bdi).
L’obiettivo è approvare tutto almeno in Consiglio dei ministri prima della pausa estiva del Bundestag, e non sono previsti sconti: “Non fare niente non è un’opzione”, ha detto Merz a Bloomberg; “Non può esserci cherry-picking”, ha aggiunto la ministra tedesca del Lavoro e degli Affari sociali Bärbel Bas – o tutto il pacchetto, e presto, o niente. Perché la fretta? Perché la popolazione tedesca è sempre più vecchia, a lavorare sono sempre meno mentre ad andare in pensione sono sempre di più e difficilmente l’attuale sistema a ripartizione – in cui i contributi versati oggi pagano gli assegni pensionistici di oggi – reggerà ancora a lungo.














