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Nicola Saldutti

L’offerta di Intesa Sanpaolo su Mps rischia di tagliar fuori dal processo aggregativo la banca guidata da Giuseppe Castagna, che a Siena ha proposto una fusione alla pari per creare un gruppo da 50 miliardi di capitalizzazione

La Borsa è un luogo che può essere imprevedibile. Perciò la partita che si sta giocando sul sistema bancario e finanziario italiano non è detto che abbia mostrato tutte le mosse possibili. Il governo, attraverso, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ha fatto sapere che cercherà di essere neutrale e che venderà le sue azioni nel Monte dei Paschi di Siena, al momento giusto, in modo da apparire equidistante dalle due proposte, quella di Intesa Sanpaolo che ha lanciato un’offerta mista di scambio e in contanti da 30,6 miliardi su Mps e la proposta di fusione alla pari che il Banco Bpm ha messo sul tavolo, per creare un polo da 50 miliardi di euro.

Il divario dimensionale tra Intesa e Banco Bpm sta nei numeri. La banca guidata da Carlo Messina capitalizza quattro volte quella guidata da Giuseppe Castagna. E i due progetti sui quali il Monte è chiamato a decidere sono difficilmente confrontabili, perché non si tratta solo di valorizzazione dei titoli ma di due proposte industriali molto diverse tra loro. È ancora fresca la fotografia scattata all’assemblea della Banca d’Italia con il presidente di Banco Bpm Massimo Tononi e l’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio che dialogano. E presto si capirà che tipo di ragionamento la banca di Siena intende fare.