ROMA – Sono i quiz per accedere alla patente di guida per auto che sono diventati sempre più complessi o sono gli aspiranti patentati che studiano con troppa superficialità per svolgere l'esame scritto? Secondo il report “Statistica delle attività svolte nel 2025 per il conseguimento delle patenti di guida” diffuso dal Ministero dei Trasporti, nel 2025, su un totale di 2.314.213, richiedenti, circa 618.000 persone sono state eliminate con un tasso di bocciatura del 26,7%.
Si tratta del dato più negativo dal 2009, mentre il 73,3% degli aspiranti automobilisti ha superato con successo le due prove. Ma allo stesso è anche un dato record di iscrizioni che evidenzia un fenomeno in controtendenza: se le nuove generazioni sono sempre meno interessati alla proprietà di un'auto e più propensi a forme alternative di mobilità, (vedi monopattini, e-bike, car sharing) la patente di guida resta un obiettivo irrinunciabile nel passaggio all'età adulta, anche se il sistema delle autoscuole e il settore del trasporto professionale mostrano crepe sempre più profonde.
Tuttavia, emerge una discrepanza quasi brutale tra la teoria e la pratica. Se prendiamo come riferimento solamente la prima parte dell'esame, la teoria che si svolge rispondendo ai quiz, allora la percentuale di bocciati è ancora più pesante: pari al 38% del totale per un numero di 454.930 bocciati. Invece, una volta superato il primo ostacolo, alla pratica viene scartato il 14,6% degli esaminati, cioè 163.278 persone. Insomma, a dispetto di quanto si possa credere, la teoria si conferma lo scoglio più duro, una sorta di ghigliottina che respinge quasi quattro aspiranti patentati su dieci. È l’effetto di quiz sempre più complessi e, forse, di una soglia di attenzione che fatica a digerire codici e regolamenti tecnici?






