Giro di affari di 300 milioni di euro, con 21,1 milioni di visitatori. Ma il settore chiede riduzione Iva sui biglietti e limitare l’uso del secondary ticketing

Tutti al mare? Sì ma non per tutti. Da qualche anno infatti il motto delle famiglie italiane e non solo è tutti ai parchi acquatici. Un successo certificato da Maurizio Crisanti, direttore generale Assoparchi, l’organizzazione nazionale di categoria dei parchi tematici, acquatici, zoo, acquari, parchi avventura, attrazioni turistiche e installazioni esperienziali.

Come si prospetta l’estate 2026?

Dopo una primavera sostanzialmente in linea con il 2025, l’estate 2026 è ancora tutta da giocare. Al netto della variabile meteo, i segnali sono positivi: da un lato continua a crescere l’attrattività dell’Italia per i turisti stranieri, dall’altro gli italiani confermano una forte propensione per il turismo di prossimità. Sono due fattori che possono sostenere la domanda, soprattutto per i parchi di maggiori dimensioni e per quelli inseriti in destinazioni a forte vocazione turistica. C’è poi un elemento che merita di essere sottolineato: in questi anni i parchi italiani hanno assorbito in larga parte la pressione inflazionistica, contenendo gli aumenti dei biglietti e continuando a proporre promozioni molto competitive. Non sempre il pubblico italiano ha piena consapevolezza di quanto costi oggi visitare un parco all’estero: il rapporto qualità-prezzo dell’offerta italiana è tra i più interessanti a livello internazionale. A rafforzare questo quadro ci sono anche gli investimenti: nel triennio in corso il settore sta mettendo in campo circa 500 milioni di euro per nuove attrazioni, ampliamenti, tematizzazioni, tecnologie, eventi ed efficientamento energetico.