di
Paolo Centofanti
Siglato un accordo quinquennale per lo sviluppo di modelli teorici in grado di spiegare il funzionamento del reattore di Prometheus, la startup lombarda che sostiene di poter ottenere un guadagno positivo da reazioni LENR
Oggi va sotto il nome di LENR, Low Energy Nuclear Reactions, e viene chiamata la “terza via al nucleare”. Una volta la chiamavano fusione fredda, e sebbene non se parli più come una volta, recentemente è tornata alla ribalta in Italia grazie a Prometheus, startup lombarda che sostiene di aver realizzato un micro reattore, denominato UM, in grado di produrre un bilancio positivo di energia, in modo ripetibile, da reazioni non riconducibili a fenomeni noti. Prometheus ha sempre dichiarato di non essere interessata troppo a capire la fisica che c’è dietro al proprio esperimento, seguendo un approccio più ingegneristico: abbiamo qualcosa che funziona, l’importante è portarlo sul mercato. Ora però ENEA ha annunciato un accordo quinquennale con Prometheus proprio per studiare a fondo la tecnologia e perché funziona (se funziona).Nel comunicato ENEA spiega che l’obiettivo principale della collaborazione è “lo sviluppo di modelli teorici per l’interpretazione delle LENR, la caratterizzazione di materiali avanzati sottoposti a condizioni chimico-fisiche estreme, la messa a punto di tecniche di rivelazione di radiazioni nucleari a bassa intensità, con particolare attenzione ai neutroni ma anche la validazione delle misure e dei modelli di calcolo”.Cosa fa PrometheusMa di che tecnologia si tratta? Il sito ufficiale di Prometheus è abbastanza vago e descrive il reattore UM come "composto da una o più camere di reazione in cui sono installati elettrodi, attuatori e dispositivi di carico e scarico dei fluidi: è modulabile e scalabile per poter essere configurato nelle dimensioni più consone per ogni applicazione. La reazione è attivata utilizzando una soluzione salina e materiali di facile reperibilità”. In un video dimostrativo si parla di utilizzo di acciaio, rame e tungsteno, per la costruzione della camera e degli elettrodi.Dalle informazioni disponibili, la soluzione di Prometheus rientra nel filone della "elettrolisi al plasma”, portata alla ribalta negli anni ‘90 dal ricercatore giapponese sulla fusione fredda Tadahiko Mizuno, in cui sostanzialmente tramite degli impulsi elettrici ad altissima potenza viene generato un plasma all’interno di un liquido, una soluzione salina in questo caso, nella forma di un arco elettrico. Secondo Prometheus questo processo genera un bilancio energetico positivo (si parla di un rapporto tra energia prodotta e immessa nel sistema di fino a 1,5) tramite tre componenti: un aumento di calore, aumento di pressione nella camera e produzione di idrogeno. Ciò non sarebbe spiegabile tramite normali processi chimici, ma sarebbe il frutto di reazioni nucleari a bassa temperatura. Prometheus ha prodotto alcuni documenti, per lo più analisi di laboratori indipendenti che misurano l’aumento di temperatura e la produzione di idrogeno. Uno dei maggiori problemi di questo campo è proprio quello di calcolare con esattezza il bilancio energetico del processo.Esiste della letteratura scientifica sul lavoro di Mizuno e l’elettrolisi al plasma, che giunge però a conclusioni diverse rispetto a quelle di chi sostiene la fusione fredda, secondo cui non ci sarebbero prove di fenomeni “nucleari”. È dimostrato che un arco elettrico in acqua vaporizza il liquido, separando le molecole in idrogeno e ossigeno e generando onde di pressione (cavitazione) e fortissimo calore locale. Il presunto guadagno di energia non sarebbe però, secondo diversi studi, il frutto di reazioni nucleari, ma dovuto al fatto che la scarica elettrica nel liquido sarebbe così violenta da corrodere e disgregare gli elettrodi metallici del reattore. L'ossigeno liberato reagirebbe istantaneamente con i detriti metallici creando degli ossidi rilasciando calore, il che spiegherebbe l'anomalia termica. In sostanza, gli elettrodi brucerebbero.E qui entra in gioco il nuovo accordo con ENEA. “Le tecnologie energetiche a bassa energia richiedono approcci scientifici solidi e strumenti di misura affidabili e lavorare insieme a Prometheus ci permetterà di applicare le nostre competenze in modo rigoroso, contribuendo a fare chiarezza su fenomeni ancora poco compresi ma potenzialmente rilevanti per il futuro energetico a zero emissioni” scrive Alessandro Dodaro, Direttore del Dipartimento Nucleare di ENEA. L’auspicio è che l’istituto possa produrre della letteratura scientifica autorevole in grado di spiegare cosa avviene davvero.







