Elly concede ai riformisti un generico allargamento. Gentiloni: "Il profilo non può essere così radicale"

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Oltre un'ora di relazione davanti alla direzione del Pd, senza mai citare l'uscita di Pina Picierno e Marianna Madia, concedendo un piccolissimo cadeaux ai riformisti, ovvero la parola "allargamento". Per Elly Schlein si può allargare ma non è dato sapere quanto e soprattutto a chi. E così nei 90 minuti di intervento nel segno del testardamente uniti dell'alleanza dei progressista, "Elly" disvela la battaglia parlamentare delle prossime ore: l'opposizione leverà un muro nei confronti di una legge elettorale, lo Stabilicum - che arriverà in aula il 26 giugno - perché- secondo Schlein e gli altri azionisti della compagine - ci sono diversi profili di incostituzionalità. Il concetto chiave è il seguente: "Non faremo passare questa legge elettorale, faremo tutto ciò che è possibile e che i regolamenti ci consentono per riuscire a frenare". La segretaria del Pd dimentica un dettaglio: in un passato recente il governo di centrosinistra modificò il sistema di voto a maggioranza approvando il cosiddetto Rosatellum. Non importa. "Elly" guarda avanti: "La legge non prevede il voto per i fuorisede, contiene l'antipasto del premierato, mettendo l'obbligo dell'indicazione del premier alla presentazione del programma. Solo un governo chiuso nel palazzo può pensare che la priorità sia la legge elettorale". Accenna alle liste "bloccate" ma non si sofferma come forse avrebbero voluto i riformisti del Pd che si aspettavano un'iniziativa sulle preferenze che però non c'è stata. Anche perché le rovinerebbe il piano di disegnare i gruppi parlamentari a sua immagine e somiglianza.Dopodiché "Elly" resta vaga su tutto il resto, a partire dal perimetro della coalizione: "L'alleanza progressista è già una realtà, semmai dobbiamo allargare ancora, non certo restringere. La coalizione ha margine per crescere ancora e aprirsi". Tutto questo non sembra essere sufficiente per Graziano Delrio, punto di riferimento del centrismo dentro il Pd, che nel corso della direzione pungola Schlein: "Io non mi sento in un blocco progressista, noi non siamo un blocco, siamo il Pd e il Pd fa delle alleanze, e ci va dentro con la sua identità. Questo partito non deve appaltare il riformismo ad altri. Non possiamo appaltare ad altri pezzi di società. Questo partito nasce dall'unione tra culture". In scia un altro membro della direzione di rito riformista, Stefano Lepri: "Ci accingiamo a definire il programma della coalizione di centrosinistra. Tuttavia, prima dei contenuti, occorrerebbe chiarire meglio il nostro profilo". L'impressione della minoranza interna è che il Pd sia diventato una corrente di Alleanza Verdi e Sinistra. E che soprattutto il nucleo progressista della foto all'osteria romana di Campo dei Fiori abbia ulteriormente spostato il baricentro della coalizione verso sinistra. Quest'ultima è anche la tesi di Paolo Gentiloni, padre nobile ed ex presidente del Consiglio, che nel corso di un'intervista a Start su SkyTg24 invia un messaggio alla segretaria Schlein: "Il profilo della coalizione non può essere troppo radicale, troppo spostato a sinistra".