Pubblichiamo per intero una lettera ricevuta in redazione; a scriverla è una donna catanese (di cui abbiamo verificato l’identità), che ci racconta un episodio (anch’esso verificato) avvenuto negli scorsi giorni.
Ciao bambini,oggi vorrei raccontarvi una storia vera. Parla di un bambino di 7 anni che, come molti di voi, ama andare in bicicletta, ridere e stare con gli altri giocando all’aperto.Domenica, durante una giornata di sport e di gioco, mentre si trovava nell’area giochi dopo la gara di mountain bike, ha avuto dei problemi con altri bambini che hanno scelto di essere aggressivi invece di parlare.
È un bambino molto sensibile: quando vede qualcuno triste si preoccupa, quando vede qualcosa di sbagliato cerca sempre di fare la cosa giusta invece di allontanarsi.Così, senza pensarci due volte, ha provato a fermare tutto e tutti nell’unico modo che conosce, pronunciando una frase che tutti, grandi e piccini, dovremmo ricordare: «Le botte non si danno».
Purtroppo non è riuscito nel suo intento, ed ha ricevuto pedate sulla pancia e graffi sul viso.Immaginate per un momento come possa essersi sentito.Non solo per il dolore delle ferite, ma anche per la paura, la confusione e la tristezza di non capire perché qualcuno abbia deciso di fargli del male.A lui non interessava sapere il perché, non interessava sapere chi avesse ragione, gli interessava solo che finisse quella sofferenza che stava percependo. «Come mai non sono stato ascoltato?» - Avrà pensato!







