L’inchiesta sul Comune innescata da segnalazioni dell’amministrazione giudiziaria del Fc Crotone calcio sui servizi bar allo stadio

CROTONE – Tutto parte dai controlli sugli ingressi illeciti allo stadio Scida e sul monopolio della cosca Megna sui servizi di vigilanza e altre attività economiche ruotanti attorno alle partite del Crotone calcio. L’input all’inchiesta della Guardia di finanza sui due servizi bar all’interno dello stadio è venuto dagli accertamenti dell’amministrazione giudiziaria che guida attualmente la società rossoblù. L’inchiesta oggi vede indagati il sindaco Vincenzo Voce e il dirigente comunale Salvatore Gangemi per falso in atto pubblico. Ma trae spunto dall’analisi di una serie di criticità segnalate alla Procura dai commissari.

Oggi a guidare la Procura di Crotone c’è Domenico Guarascio. Lo stesso che ha coordinato, quando era in servizio alla Dda di Catanzaro, l’inchiesta che nel giugno 2023 portò all’operazione Glicine-Acheronte, già sfociata in tre processi, uno dei quali, quello celebrato col rito abbreviato, definitosi con una decina di condanne nei confronti del clan.

I tentacoli del clan sullo stadio

La società Fc Crotone srl, che oggi milita in serie C, è riconducibile alla famiglia Vrenna, e in particolare a Raffaele Vrenna, al fratello Giovanni, proprietario tramite Envi Group nonché legale rappresentante, e al figlio di quest’ultimo, Raffaele Vrenna junior, direttore generale.Da un filone della maxi inchiesta antimafia viene fuori che l’attività economica della Fc Crotone srl sarebbe stata sottoposta ad assoggettamento da parte della cosca stanziata nel quartiere Papanice ma con proiezioni anche in Nord Italia. La cosca avrebbe così allungato i suoi tentacoli sul settore calcistico, «generatore di non sempre tracciabili flussi monetari e portatore di visibilità sociale», osservano gli inquirenti.