“Dagli elementi acquisiti nel corso delle indagini preliminari della Dda di Catanzaro sono emersi sufficienti indizi per ritenere che l’attività economica, compresa quella di carattere imprenditoriale, della FC Crotone s.r.l. è stata sottoposta, nel corso dell’ultimo decennio, direttamente o quantomeno indirettamente a condizioni di intimidazione e assoggettamento a opera di esponenti di articolate e ramificate cosche di ‘ndrangheta”. Il riferimento è all’inchiesta “Glicine-Acheronte e questo è quanto scrivono la Procura Nazionale antimafia, la Dda di Catanzaro e il questore di Crotone che hanno chiesto e ottenuto dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale il provvedimento di amministrazione giudiziaria, per 12 mesi, nei confronti della società di calcio che milita nel girone C della Serie C.
In particolare, la società “riconducibile, direttamente o indirettamente, alla famiglia Vrenna”, sarebbe stata assoggettata prima “dalla cosca Vrenna-Corigliano-Bonaventura di Crotone” e, in un secondo momento, “dalla cosca Megna di Papanice che si sono succedute – si legge nel provvedimento – nel controllo del territorio di Crotone e delle relative attività imprenditoriali, prima tra tutte (perché più rilevante e appetibile) la FC Crotone srl”. Negli anni, la società di calcio calabrese è stata “sottoposta a un imponente e continuativo pericolo di infiltrazione”. Per dimostrarlo, i magistrati hanno rispolverato precedenti inchieste, ricordando che i fratelli Raffaele e Giovanni Vrenna “sono stati destinatari nel 2015 di una proposta di prevenzione patrimoniale rigettata dall’allora Tribunale di Crotone”.









