Evviva Cristiano Ronaldo, che contro l’Uzbekistan ieri ha buttato nel cesso tonnellate di analisi e commenti fatti e scritti su di lui in questo inizio di Mondiale, comprese le mie gag sulla sagoma cartonata, e senza nemmeno bisogno delle cappelle del portiere avversario. Gol in girata, finta “di carisma” sul 2-0 di Mendes, altro gol in velocità e tocco di precisione, tripletta sfiorata con scavetto e soprattutto una liberazione per i compagni che non dovranno più spiegare perché gli passano la palla ai giornalisti pronti a seppellire un attaccante che ha vinto molto più dell’idolo dei sentimentalisti e dei potenti (you know who I’m talking about). E a proposito di previsioni fallite, ieri erano dieci anni dalla Brexit, e mi piace ricordare chi all’epoca spiegava che la vittoria del leave avrebbe avuto effetti “devastanti” (cit.) sulla Premier League, con tanto di fuga dei giocatori europei.David Beckham disse di avere votato remain perché il suo Manchester United era stato così forte grazie ai giocatori europei, e le riviste patinate che si chiamano come i numeri assicuravano che la Brexit sarebbe stata una scelta “perdente” (ricit.) per il calcio britannico. Ora, naturalmente non serve che vi ricordi che cosa è diventata la Premier League negli ultimi dieci anni, né che vi suggerisca l’utilizzo che si poteva fare di quelle analisi a suo tempo. A proposito, ieri sera ha giocato l’Inghilterra, ma al Foglio si godono le notti romane e questo articolo l’ho scritto prima, per cui ora potrei essere molto contento o molto triste (ma in entrambi i casi sbronzo). Dopo essere diventato un surrogato dei corsi di educazione civica, un Pride semipermanente e un corso di buone maniere a distanza, il calcio è stato trasformato in un’ossessione continua per i record.Fateci caso, dei primi due turni di partite di questo Mondiale si è parlato più dei gol fatti da Messi, Mbappé e Haaland che non dei risultati delle loro squadre, e il problema dei commentatori – comprensibilmente annoiati dall’orgia di match inutili – era se CR7 avrebbe o no raggiunto il suo, di record, quello di sei Mondiali di fila segnando almeno un gol ogni volta (lo ha fatto, e Messi non lo può più prendere). Questa ossessione però svela il vero volto dei dati che normalmente ci vengono venduti come oggettivi: qualunque numero, se presentato nel modo giusto, è un potenziale record. La Pulce dei miei coglioni è a 18 gol in 28 partite, (Mbappè 16 in 16, chi è meglio?) e ha segnato 5 gol su 5 dell’Argentina finora, e sia per lui sia per CR7 sono passati 20 anni e 11 giorni tra il primo e l’ultimo gol segnato a un Mondiale; c’è il record di gol segnati nel girone, nelle partite a eliminazione diretta, su rigore, di destro, di sinistro, di culo, quello del giocatore di movimento più anziano ad avere iniziato dal primo minuto, quello del terzino sinistro schierato a piede invertito col pisello più lungo, il record di gol segnati dopo i 35 anni e prima dei 20, e naturalmente quello di più gol segnati con Arturo in Leone durante un Mondiale disputato in anni con due 2 nel numero, contro avversari nella top 26 del ranking FIFA ubicati sopra al 34° parallelo nord. Tutti record, va detto, che durano quanto un boccale di bionda tra le mie mani.