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Giuseppina Manin

Sul podio della «Lucia di Lammermoor» di Donizetti alla Scala: «Nessun pregiudizio sulle donne»

Il solo motivo per darle della prima donna è perché, in quasi due secoli e mezzo di storia del teatro, la prima a dirigere un’opera alla Scala è stata lei. «Prima tra le italiane», precisa Speranza Scappucci ricordando le colleghe che l’hanno preceduta, la francese Claire Gibault, nel 1995 per La station thermale di Fabio Vacchi e la finlandese Susanna Mälkki nel 2011 con Quartett di Luca Francesconi.

E poi, 18 gennaio 2022, tocca a lei e con un titolo del repertorio storico, «Capuleti e Montecchi» di Bellini. Poteva immaginarlo? «Mai. Sono stata chiamata all’ultimo, in sostituzione di Evelino Pidò colpito dal Covid. Solo pochi giorni per provare, ho detto sì perché era un’opera che conoscevo bene. E poi come rifiutare un debutto alla Scala? Dove tutti mi hanno accolta benissimo, ma la storia che lì si respira dà comunque i brividi. Una bella prova del fuoco. Gli applausi finali sono stati una grande emozione».