Genova - Non guardano la televisione, raramente sfogliano un quotidiano di carta, si informano prevalentemente attraverso i social e più della metà di loro, quando decide la fonte da cui conoscere le notizie, sceglie la persona e non il giornale per cui quella persona lavora: in relazione al mondo del giornalismo, questi sono gli under 25 di oggi, che non sono più i lettori di domani ma sono già i (non) lettori di adesso. La fotografia della situazione è stata scattata dall’agenzia di stampa Reuters e dall’Università di Oxford in Understanding Young News Audiences at a Time of Rapid Change (si legge qui per intero), che a inizio primavera ha anticipato il tradizionale Digital News Report della nota agenzia di stampa (l’edizione 2026 è questa): per la prima volta a livello globale, i social e le piattaforme video sono più popolari come fonti di informazione sia della tv sia dei siti e delle app dei giornali. XIX Tech: le ultime notizie dal mondo della tecnologia

Come gli under 25 hanno cambiato le loro fonti d'informazione negli ultimi 10 anni

Una storia che interessa tutti Secondo quanto spiegato, l’analisi è il risultato del monitoraggio svolto dalla Reuters fra 2013 e 2025 in 9 Paesi (oltre all’Italia, anche Regno Unito, Stati Uniti, Francia, Germania, Danimarca, Spagna, Giappone e Brasile) con un focus sulle abitudini di fruizione delle notizie da parte di persone di età compresa fra i 18 e i 24 anni. Ne emergono alcune indicazioni interessanti e preoccupanti per il futuro dell’informazione come l’abbiamo intesa sin qui, soprattutto perché si combinano e sommano alle conseguenze della presenza sempre più massiccia dell’intelligenza artificiale nelle nostre vite (ne avevamo scritto lo scorso settembre). Prima di mostrare i risultati di questo imponente lavoro di ricerca, gli analisti della Reuters hanno fatto una premessa importante, ricordando che qui il punto “non è l'abbandono dei media tradizionali come televisione e giornali”, visto che “già nel 2015 i giovani li avevano abbandonati come fonti di informazione o, nella maggior parte dei casi, non li avevano mai utilizzati”. Qui il punto è “il passaggio dai siti dei giornali ai social network” come fonte di informazione. Questo è quello che è successo nell’ultimo decennio, ed è una cosa che riguarda tutti, non solo gli editori, perché “soddisfare le esigenze di questo tipo di pubblico (gli under 25, ndr) è fondamentale non solo per la stabilità del settore giornalistico, ma anche per il futuro di una società democratica”. Cosa significa? Secondo una fra le principali agenzie di stampa al mondo, significa che “comprendere questi cambiamenti è fondamentale per la sostenibilità economica delle imprese editoriali, che dipendono da una presenza costante di persone più giovani che continueranno a informarsi”, ma anche “è importante per la salute democratica delle nostre società, che hanno bisogno che i singoli cittadini, compresi i più giovani, siano informati e abbiano una comprensione di base del mondo”, anche per sfuggire alla disinformazione ormai dilagante e partecipare più attivamente alla vita politica dei loro Paesi. Giovani e adulti, cambia il modo di informarsi Nel rapporto con le notizie, gli under 25 hanno alcune peculiarità specifiche, che ormai da tempo dovrebbero essere evidenti ai professionisti dell’informazione, e anche alcune opinioni che li distinguono in modo più o meno marcato rispetto agli adulti. La principale differenza con chi ha più di 50-55 anni è che i 18-24enni sono ormai chiaramente più propensi a informarsi tramite i social che tramite i siti e le app delle testate giornalistiche, cosa che 10 anni fa (a parità di fascia d’età) non era vera. Di più: non solo oggi la principale fonte d’informazione dei giovani sono i social, ma anche sono social molto precisi, cioè TikTok, Instagram e YouTube. Gli under 25 preferiscono guardare e ascoltare invece di leggere e su queste piattaforme prestano maggiore attenzione ai singoli creator o newsfluencer (nel 51% dei casi) rispetto ai media tradizionali (39%), diversamente degli over 55, che scelgono di più in base ai nomi delle testate. La sensazione, confermata da varie iniziative editoriali di successo (anche in Italia), è che i più giovani cerchino qualcuno che spieghi loro le notizie, più che le notizie in sé, e che scelgano quel qualcuno anche in base alla fiducia che questa persona trasmette loro. Cosa che si legge fra le righe anche scorrendo le altre differenze degne di nota con gli adulti: gli under 25 hanno maggiore familiarità con l'intelligenza artificiale, usano i chatbot per informarsi più spesso e in modo più elaborato rispetto agli adulti (il 15% usa l'IA per accedere alle news, rispetto al 3% degli over 55); inoltre, sono più disposti ad accettare che l’IA sia usata come strumento dai giornalisti; gli under 25 si informano meno, o comunque si informano meno dai media tradizionali, perché si sentono poco rappresentati da essi (si parla poco di loro sui giornali, in parole povere) o in generale sentono di essere “trattati in modo ingiusto"; confermata l’importanza di un giornalismo che sia imparziale, i giovani pensano più spesso degli adulti (32% contro 19%) che “non abbia senso che i mezzi di informazione siano neutrali su determinate questioni”, come il cambiamento climatico o il razzismo. la popolarità dei social e dei video rispetto a siti e app dei giornali