"Vado al massimo, vado al massimo, vado a gonfie vele". Ed è già magia. Spunta fuori dal retro e scende verso il palco. Maestoso, a forma di "V". Con tecnologie, luci e una scenografia capolavoro. Il pubblico, che a queste latitudini lo aspettava da quattro anni, neanche a dirlo reagisce in visibilio. Con un boato, un eufemismo, che s’insinua nel verde di Passo Varano e riecheggia, forte, ben al di fuori dello stadio. Accoglienza che il capoluogo marchigiano riserva alla leggenda della musica rock, Vasco Rossi, nel primo dei due live accolti all’ombra del Conero.

"Ciao a tutti, finalmente ad Ancona – le prime parole proferite ad un’arena che già ribolle di entusiasmo –. Benvenuti, benarrivati, ben ritrovati. È passato Natale, è passata la Pasqua, arriva la nostra festa". Espressione iconica. Una festa per oltre 30mila persone. Che cantano, incessantemente, i suoi successi. Uno dopo l’altro. Per un viaggio, un’onda molto anni Ottanta ma che arriva ai giorni d’oggi. Con estrema attualità.

Gli striscioni salutano il "Komandante" ("E nell’aria ancora il tuo profumo", si fa notare, ecco), bandane e cappelli colorati, magliette con quelle citazioni più celebri del Blasco che fanno parte della cultura popolare. Ecco, plasticamente: un’atmosfera da sogno. Che non può che far felici anche le autorità comunali presenti in tribuna. Dal sindaco Daniele Silvetti, che arriva con congruo anticipo e guarda all’impianto che si riempie col passare dei minuti ("Un bello spettacolo", dirà la fascia tricolore), all’assessore ai Grandi eventi Angelo Eliantonio, più che soddisfatto ("Vogliamo rendere Ancona una tappa sempre più stabile nei grandi tour nazionali", rincara la dose). E non mancano, ovviamente, i vip.