di
Valentina Rorato
Secondo uno studio dell'American Psychological Association le emozioni sono direttamente proporzionate al rendimento: la gioia accende l'apprendimento, la rabbia mette un freno
La scuola è finita e i cicli di studio si concludono, ma il ricordo di alcuni insegnanti resta impresso per la vita. C’è il docente appassionato, simile al John Keating de L’attimo fuggente; c'è quello annoiato, che varca la soglia della classe solo per dovere, e quello capace di seminare il panico con un solo sguardo. Secondo una ricerca pubblicata dall’American Psychological Association, la passione dei docenti per il proprio lavoro è direttamente proporzionale al successo degli studenti: accresce la loro fiducia, l'interesse e il rendimento. Al contrario, rabbia e frustrazione agiscono come un freno a mano tirato. Un docente irritato o demotivato tende a offrire un’istruzione di qualità inferiore; gli studenti avvertono la tensione, si chiudono in difesa e perdono interesse, innescando una flessione dei risultati.
L'analisi I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 679 insegnanti di matematica e 17.500 studenti in otto Paesi: Cile, Cina, Colombia, Germania, Giappone, Messico, Spagna e Regno Unito. Attraverso l'analisi di lezioni standardizzate, il team ha tracciato l'intera «catena di montaggio» che unisce lo stato d'animo del docente alla prestazione finale degli alunni nei test. La vera sorpresa della ricerca risiede nella sua universalità. Nonostante le profonde disparità economiche, linguistiche e culturali, il meccanismo psicologico è identico ovunque: la gioia accende l’apprendimento, la rabbia lo spegne.«Insegnare non è solo un’attività intellettuale, è un’attività profondamente emotiva», spiega l’autrice principale Marina Elena Pfeifer, della Ludwig-Maximilians-Universität München. «Il nostro studio dimostra che le emozioni degli insegnanti non sono un semplice effetto collaterale del processo educativo, ma ne sono un motore attivo».







