Da un po’ di tempo a questa parte, il governo di Pedro Sánchez è diventato un “modello” per la sinistra italiana. Dall’economia alle politiche energetiche, dalle riforme del lavoro alla politica estera, non c’è argomento su cui non si dica “facciamo come in Spagna”. Soprattutto, non c’è dichiarazione o posizione del primo ministro spagnolo che non venga rilanciato dai media progressisti. Che sia un “No a la guerra” o il riconoscimento dello stato di Palestina, che sia una condanna di Israele o di Trump, ogni parola di Sánchez viene riproposta al pubblico italiano.A un certo punto, è stato dato grande risalto alla decisione del governo spagnolo di introdurre un abbonamento nazionale per i treni. Sorprende pertanto, a fronte di cotanta attenzione a ciò che accade in Spagna, il disinteresse sul principale quotidiano progressista verso uno dei più importanti processi della storia recente: su Repubblica non c’era, infatti, la notizia della condanna a 24 anni di carcere per corruzione di José Luis Ábalos, l’ex ministro dei Trasporti di Sánchez.Non parliamo di un politico qualsiasi, ma dell’ex segretario organizzativo del Psoe, il deputato che nel 2018 promosse in Parlamento la mozione di censura contro la corruzione del Pp portando Sánchez al governo al posto di Rajoy in nome della questione morale. Non solo. Ábalos era il suo braccio destro, l’uomo al suo fianco nella mitica “Peugeot 407” con cui Sánchez girando il paese riconquistò il controllo del Psoe da cui era stato defenestrato. A bordo di quella Peugeot c’erano anche Koldo García, condannato a 19 anni insieme ad Ábalos, e Santos Cerdán, che prese il posto di Ábalos come segretario del Psoe e poi è finito in carcere pure lui con accuse di corruzione e di spionaggio per insabbiare le inchieste contro il governo e il partito. Insomma, il Psoe complottava contro i magistrati mentre li accusava di complottare contro il governo. Ma di questi aspetti del “modello Sánchez”, per certi versi simili al “modello Orbán”, non c’è notizia sulla stampa progressista italiana.