La divertentissima coreografia dei tifosi impegnati nella «Viking row» è il simbolo di un movimento dove tutti remano dalla stessa parte, dagli stadi del Mondiale americano al Parlamento di Oslo. La forza della Norvegia è in questa formidabile coesione che ha permesso al calcio del Paese scandinavo di diventare in pochi anni lo sport di squadra nazionale, un’ascesa che sta producendo effetti visibili con la marcia di Haaland e compagni al di là dell’Atlantico.
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La Norvegia, tornata al Mondiale dopo 28 anni di assenza e la delusione della mancata partecipazione agli Europei 2024, è stata una delle quattro squadre a strappare il biglietto per l’America a punteggio pieno e ha già conquistato il passaggio ai sedicesimi grazie alle vittorie con Iraq e Senegal, non prive di una certa sofferenza per le palle gol concesse agli avversari dalla selezione del ct Stale Solbakken. Ma alla fine ha prevalso la micidiale concretezza di Haaland, assistito dai geniali passaggi di Odegaard. L’attaccante del Manchester City e il centrocampista dell’Arsenal sono i leader di un gruppo pieno di interpreti dotati di forza (Sorloth) e fantasia (Nusa). Ingredienti purtroppo noti all’Italia, travolta dai norvegesi nel girone di qualificazione. Una miscela agevolata dalla simbiosi totale con il pubblico, fotografata dalla «remata» di gruppo, guidata da Odegaard al tamburo.












