Per una regista come Payal Kapadiya, che ha riportato nel 2024, dopo trent’anni, il cinema indiano in competizione al Festival di Cannes vincendo con All We Imagine as Light, in Italia Amore a Mumbai – John Abraham è stato un riferimento fondamentale, ed è bello saperlo – tracce di ispirazione si trovano anche nel suo film precedente, A Night of Knowing Nothing (2021), perché dice di un passaggio alle giovani generazioni di un fare cinema rimasto ai margini nel suo essere indocile e rivoluzionario, sempre radicalmente politico. A portare John Abraham in Italia è stato tanto tempo fa Adriano Aprà, che aveva programmato Report to Mother alla Mostra di Pesaro, ma forse ancor prima un altro critico e «agitatore» culturale quale Marco Melani – i due erano vicini e avevano lavorato a lungo insieme al festival di Salsomaggiore – che lo conosceva bene, perché il suo modo di fare critica passava per prima cosa, oltre alle opere, per l’amicizia con le persone e le affinità di vita. È dunque la presenza di questo film anche un bel modo di ricordarlo, a trent’anni dalla scomparsa, al Cinema Ritrovato – nel cui programma c’è anche un omaggio più «esplicito» col lavoro di Chiara Seghetto, Marco Melani. The Man with the Golden Eye – guardando a quella sua ricerca e attenzione a quanto appunto rimaneva sui bordi, persino nel mainstream – messa al lavoro nei festival, con Fuori orario, Schegge e via dicendo.
Rivoluzioni passate e sguardi del presente attraversando l’India | il manifesto
(Visioni) Per una regista come Payal Kapadiya, che ha riportato nel 2024, dopo trent’anni, il cinema indiano in competizione al Festival di Cannes vincendo con All We Imagine as Light, in Italia Amore a Mumbai - John Abraham è stato un riferimento fondamentale, ed è bello saperlo - tracce di ispirazione si trovano anche nel suo







