Martedì le borse più importanti al mondo sono andate male per il secondo giorno consecutivo. Le borse asiatiche avevano avviato la giornata con consistenti ribassi, e hanno seguito un andamento in calo anche quelle europee: tra queste la peggiore è stata la borsa italiana, il cui indice principale che ne sintetizza l’andamento, il Ftse Mib, ha chiuso in calo dell’1,46 per cento. È andata male anche la borsa statunitense: il Nasdaq, l’indice che riassume l’andamento delle principali società tecnologiche, ha chiuso in calo del 2,2 per cento, dopo che già lunedì aveva perso l’1,3 per cento.
Non sono cali catastrofici nella loro dimensione, ma sono notevoli perché sono causati soprattutto dalle vendite di titoli di società tecnologiche, cioè quelli che proprio nelle ultime settimane avevano al contrario guidato eccezionali rialzi e portato alcune borse a superare record su record. Un ruolo particolare lo aveva avuto la grande frenesia intorno a SpaceX, l’azienda spaziale di Elon Musk che il 12 giugno ha fatto la più grande quotazione di borsa di sempre.
Lunedì il valore delle azioni di SpaceX era calato fino al 16 per cento, mentre martedì è tornato leggermente a salire pur senza riuscire a compensare le perdite del giorno precedente. I cali sono stati consistenti anche per le azioni di alcune società che producono microchip, come Micron e Qualcomm, che martedì sono arrivate a perdere rispettivamente il 13 e l’8 per cento del loro valore. Il prezzo delle azioni Nvidia, una delle aziende statunitensi più importanti tra quelle che producono microchip, è sceso più del 4 per cento. Quello delle azioni dell’italiana STMicroelectronics dell’8,4 per cento.








