Proseguono nell'incertezza, tra smentite incrociate, i negoziati tra Usa e Iran, dopo il comune ottimismo delle parti e dei mediatori al termine del primo round di colloqui a Ginevra. Questo mentre il segretario di Stato americano Marco Rubio è volato in Medio Oriente per rassicurare gli alleati del Golfo e ha telefonato al presidente libanese Joseph Aoun per puntellare il cessate il fuoco tra Israele ed Hezbollah nel Paese dei cedri: è il primo, vero banco di prova per raggiungere un vero accordo con gli ayatollah, un'intesa che il premier Benjamin Netanyahu sembra minare avvisando anche oggi che con l'Iran e i suoi alleati "non è ancora finita". Donald Trump, sempre più a picco nei sondaggi, con una guerra che gli è già costata 80 miliardi di dollari, ha dichiarato che Teheran avrebbe "pienamente e completamente accettato ispezioni nucleari di altissimo livello per un lungo periodo di tempo (all'infinito!!!)" e che i fondi iraniani sbloccati sarebbero stati usati per acquistare forniture umanitarie dagli Stati Uniti, ribadendo quanto già annunciato dal suo vice JD Vance.
Peccato che il regime degli ayatollah neghi su entrambi i fronti, dopo aver incassato la sospensione delle sanzioni sul petrolio per 60 giorni, ossia la durata delle trattative. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha spiegato che i dirigenti di Teheran non hanno tenuto alcun incontro con il direttore generale dell'Aiea Rafael Grossi in Svizzera e non hanno in programma di consentire ispezioni dell'agenzia Onu nei siti nucleari danneggiati dall' aggressione militare americana e israeliana. "Se avessero ragione loro, annullerei subito gli incontri", ha replicato in serata The Donald, assicurando che gli ispettori saranno sul posto "al momento opportuno".












