Milano, 23 giugno 2026 – Si può "escludere con tranquillizzante certezza che gli imputati, qualora si fossero concretamente prefigurati, quale possibile conseguenza" di quell'incendio "doloso con finalità estorsiva ai danni dei proprietari dello showroom", un così "grave danno collaterale", ovvero "la morte di tre ragazzi", avrebbero "agito ugualmente".
Anzi, è "assolutamente plausibile e ragionevole ritenere esattamente il contrario", ossia che non l'avrebbero fatto. Lo scrive la Corte d'Assise di Milano nelle motivazioni della sentenza con cui il 14 maggio ha condannato a pene fino a 30 anni di reclusione i tre imputati, tra cui l'esecutore materiale (21 anni la pena) e i due mandanti (30 anni la pena), per il rogo appiccato il 12 settembre 2024 in un magazzino-showroom di via Cantoni in cui morirono tre giovani cinesi, tra cui due fratelli di 18 e 17 anni e un 24enne, che erano ospiti per la notte nella struttura. Nel rogo di via Cantoni sono rimasti uccisi tre giovani cinesi: due erano fratelli. Indagini sulla pista dolosa. Più persone riprese dalle telecamere prima del rogo.
Le accuse e la decisione della Corte
Le accuse nel processo erano omicidio volontario plurimo aggravato, incendio e tentata estorsione, tanto che il pm Luigi Luzi aveva chiesto tre ergastoli. I giudici, però, (i togati Bertoja e Fioretta) hanno riqualificato la prima contestazione, quella principale, in "morte come conseguenza di altro reato", ossia dell'incendio appiccato, e hanno tenuto conto della "morte di più persone".







