Caro Aldo,all’entrata del consultorio di Rimini c’è un volantino che cita: «Sei incinta? Non sei sola!». Eppure io, seguita dal consultorio, non mi sono mai sentita più sola. Sono una mamma lavoratrice a tempo pieno di tre bellissimi bambini, ora incinta del quarto. Abbiamo scelto di avere una famiglia numerosa e, nonostante le difficoltà, grazie a qualche congedo, il lavoro non mi ha mai spaventato. Invece adesso, durante la gravidanza, il lavoro mi spaventa eccome. Mi spaventa l’orario a tempo pieno, il caldo, l’ipotensione con continui capogiri. Mi spaventano le varici e le gambe pesanti, la stanchezza e la continua necessità di stendersi, stare a riposo. Mi spaventa stare fuori quasi 8 ore e tornare dai miei bimbi, accudirli e prendermi carico della gestione della casa. Eppure tutte queste paure di una donna incinta non interessano a nessuno. Il datore di lavoro ti ricolloca in una postazione non a rischio, senza variazione di orario. Al consultorio, i ginecologi e i medici degli accertamenti ti dicono che «le donne incinte possono scalare le montagne» e che non possono aiutarti. In Italia non basta essere incinta e dover accudire tre bambini a casa per poter vivere la gravidanza in serenità; ogni istituzione o professionista che sia si nasconde dietro «eseguiamo gli ordini». Ma dietro questi ordini, queste direttive e scartoffie burocratiche, c’è sempre una donna, una mamma che è rimasta sola.L. T.
<b>«Io, mamma di tre figli, lasciata </b><br><b>sola mentre aspetto il quarto»</b>
<b>Caro Aldo,</b><br><b>all’entrata del consultorio di Rimini c’è un volantino che cita: «Sei incinta? Non sei sola!». Eppure io, seguita dal






