Barche distrutte, animali uccisi, tratti di costa spazzati via. Un’intera isola devastata. Il 20 gennaio 2026, il ciclone Harry ha colpito Linosa con onde alte oltre 12 metri. Il mare ha travolto gli abitanti, allagato i sentieri, estirpato gli alberi su questa piccola roccia vulcanica nel mezzo del Mediterraneo. Uno dei due approdi dell’isola, lo Scalo Vecchio, è rimasto gravemente danneggiato, rendendo più difficili i collegamenti con la terraferma. Ma Linosa non si è fermata. Il festival “Ricucire 2026” è la risposta che nasce dalla comunità isolana e da chi, pur venendo da fuori, ha un legame viscerale con questo luogo. Dal 21 giugno al 6 luglio, l’iniziativa porta sull’isola due elementi: attività di volontariato ambientale e un festival culturale. Il programma prevede incontri letterari, spettacoli teatrali, laboratori e mostre fotografiche. Per unire la ricostruzione materiale a quella dell’anima.Il progetto nasce dalla collaborazione tra il biologo naturalista Dario D’Emanuele, fondatore dell’associazione Nereidee Linosa Aps, e la scrittrice Claudia Lanteri, che a Linosa ha dedicato il suo romanzo d’esordio “L’isola e il tempo” (Einaudi). A sostenere l’iniziativa anche il comitato degli isolani, con una parte delle risorse raccolte grazie alla campagna di crowdfunding lanciata all’indomani del ciclone. Tra gli ospiti Giosuè Calaciura, Gabriella Dal Lago, Gianluigi Gherzi, Alessio Bondi. «“Ricucire” nasce dall’esigenza di sentirsi utili in un momento di dolore. Quando è arrivato il ciclone, io ero partita da Linosa quattro giorni prima. Durante quel periodo, le immagini e i video che arrivavano erano devastanti. Anche sulla scia di questo senso di impotenza che avvertivamo, dovuto al fatto di essere lontani, io e Dario abbiamo sentito il dovere di organizzare qualcosa», interviene Lanteri.I volontari lavoreranno su tre fronti. Il primo è ripulire: il litorale è ancora disseminato di detriti, plastica e resti di imbarcazioni che il mare ha ributtato sulle coste. Il secondo è ripiantare: piante e alberi sono stati strappati via, e con loro l’habitat di specie rare che rendono Linosa un ecosistema unico nel Mediterraneo. Il terzo è ripristinare: sentieri cancellati, aree danneggiate, piccoli interventi di ricostruzione per restituire agli abitanti la loro normalità. La risposta dei cittadini, infatti, è stata positiva: «Sono tutti molto entusiasti, anche perché l’iniziativa contribuisce a creare un turismo più attento e responsabile, che ha il vantaggio di non stravolgere il fragile equilibrio dell’isola», continua la scrittrice. La sfida non è solo logistica - visto che l’isola è accessibile solo via traghetto da Lampedusa o Porto Empedocle - ma anche simbolica: Linosa si sveglia a luglio, e organizzare un festival a giugno significa scommettere su un tempo che l’isola non ha mai abitato. Un’anomalia che veicola un messaggio significativo: la cura non aspetta la stagione giusta.«L’obiettivo è rafforzare il senso di appartenenza degli abitanti alla propria comunità. In un posto così spesso il timore di essere troppo piccoli rispetto all’entità dei problemi può scoraggiare la partecipazione. Sono invece convinta che, proprio in virtù delle sue dimensioni, Linosa possa attivare buone pratiche di scambio e collaborazione», conclude Lanteri.