La Romania si è avvitata nella crisi politica. Dopo il fallimento del tentativo di approvare il governo proposto dal premier designato Adrian Veştea, il presidente Nicușor Dan ha riaperto il dialogo con i partiti per cercare una nuova soluzione che impedisca lo slittamento verso elezioni anticipate e protegga i rapporti con l’Unione europea. La partita si gioca ora in pochi giorni, con la pressione dei mercati, delle istituzioni europee e dei partner di coalizione che cresce di ora in ora.

Il voto parlamentare ha confermato quanto sia fragile l’architettura politica uscita dalla rottura della precedente coalizione di maggio, che ha incrinato la fiducia tra i partiti filoeuropei e rafforzato l’opposizione dell’estrema destra, in particolare l’Aur. Il tentativo di formare un esecutivo guidato da Veştea non ha raggiunto la soglia necessaria, e questo ha spinto Dan a rilanciare consultazioni con i leader dei principali partiti, compresi i socialdemocratici e i liberali, nella speranza di costruire almeno una maggioranza di minoranza.

La questione è sia politica che istituzionale. Senza un governo con pieni poteri il Paese resta in una zona grigia che blocca decisioni urgenti su bilancio, riforme e relazioni con Bruxelles. In questo clima, alcuni dirigenti di partito hanno lasciato intendere di poter sostenere un esecutivo limitato nel tempo, concentrato su poche priorità condivise, pur di evitare il voto anticipato.