Hanno raggiunto la sede della Corte Costituzionale per essere presenti fisicamente a un dibattito che "riguarda direttamente il nostro futuro". Sono i fratelli Marco e Carlo Gentili, entrambi affetti da Sla, e Roberto, paziente oncologico, ovvero le tre persone che chiedono un allargamento dei requisiti per accedere al fine vita, supportati dall'associazione Coscioni. Hanno assistito all'udienza in una sala dedicata e hanno rilasciato delle dichiarazioni a margine, tramite il macchinario che usano per comunicare. "Conviviamo con la Sla dall'infanzia - raccontano i fratelli Gentili - Dipendiamo in tutto dall'assistenza di nostra madre e delle persone che ci aiutano ogni giorno". Chiariscono che "oggi non vogliamo morire", ma ritengono che "il riconoscimento di una libertà fondamentale non debba dipendere da uno specifico trattamento sanitario" e chiedono che, qualora scegliessero di porre fine alle loro sofferenze, la loro situazione sia valutata "senza discriminazioni legate alla tipologia della malattia o delle cure ricevute". Roberto, invece, soffre di un tumore per cui fatica "a tollerare la vita per la perdita di autonomia e dignità". Ritiene "inevitabile" pensare di "porre fine alla mia vita. L'Italia ha bisogno di una legge chiara - sancisce -, che apra senza incertezze la strada per porre fine alla propria vita quando comporta insopportabile sofferenza e perdita di autonomia e dignità".