di

Marco Ascione

Pazienti con patologie irreversibili e opinioni differenti. Oggi l’udienza

Bisogna immaginarseli lì, allineati in presenza o video collegati da casa, con le loro ferite, seduti sulle carrozzine e tutto ciò che occorre per restare in vita, con i segni del dolore che raschia dentro, ma anche della fierezza. Ognuno con il proprio carico di patologie irreversibili o di sofferenze intollerabili, che in molti casi li hanno resi immobili, capaci di parlare solo attraverso sintetizzatori vocali, eppure ognuno determinato nella propria dottrina, animato da una speranza oltre ogni disperazione: che sia quella di restare comunque su questa terra, senza avere una porta di servizio dalla quale uscire quando proprio non si sopporta più, oppure di andarsene secondo la propria volontà. Quando e se si decide: a occhi aperti.

Undici malati, di mali terminali o incurabili, che hanno depositato proprie memorie e che attraverso i legali si scambieranno davanti ai giudici della Corte costituzionale le loro repliche. Otto malati contro e tre a favore del suicidio assistito. I giudici li hanno ammessi: è la prima volta che accade. Ancora la Consulta, mentre la politica pare infilare la legge nel cassetto più in basso, è chiamata a pronunciarsi.