Da quando è stata sfrattata, nel 2021, Anna, una donna sulla cinquantina, è ospite di alcuni amici qua e là. Quando gli agenti del reparto mobile di Roma l’hanno accompagnata fuori di casa, aveva tra le mani la gabbietta del gatto. «È stato tremendo, ho avvertito come uno strappo», racconta. Prima dello sfratto guadagnava circa mille euro al mese, di cui 730 finivano nell’affitto. Poi sono arrivate le violenze del compagno e ha perso il lavoro. Non essendo più in grado di pagare il canone, è stata mandata via. Da allora è in lista d’attesa per una casa popolare Ater.
Stando alla graduatoria di Edilizia residenziale pubblica (Erp) di Roma Capitale aggiornata al 2025, sono oltre 17 mila le persone in attesa di un alloggio popolare. Il dato si inserisce nel quadro del Piano casa del governo Meloni – approvato il 23 giugno alla Camera con 165 voti a favore, prima di passare al Senato – che vuole ridurre il disagio abitativo delle famiglie a basso reddito e di chi attende un alloggio pubblico.
Con un investimento fino a dieci miliardi di euro in dieci anni, prevede il recupero di 60 mila immobili esistenti, ma non utilizzabili per carenze manutentive, e la realizzazione di centomila nuove abitazioni tra edilizia popolare e canone calmierato. Secondo l’Osservatorio nazionale Erp Federcasa–Nomisma presentato ad aprile 2026, il sistema dell’Edilizia residenziale pubblica conta circa 823 mila alloggi esistenti, di cui oltre 61 mila sfitti perché bisognosi di manutenzione straordinaria.










