CORTINA D'AMPEZZO (BELLUNO) - "Professionalità, umanità, impegno, simpatia: le doti di una persona eccezionale" è inciso su un piatto d'argento, segno di gratitudine di un paziente, che il professor Sergio Montina conserva nella sua casa di Cortina d'Ampezzo. In paese è conosciuto da tutti: «Mi fermano, mi salutano, mi ricordano che li ho operati chissà quanti anni fa e scherzano sul fatto che la protesi funziona ancora. E' sempre così, quando vado in centro». Perché le sue camminate, dalla casa di Maion sino alle piazze, per compere e commissioni, Sergio Montina le fa quasi quotidianamente, anche se si appresta a compiere cent'anni, il prossimo 23 agosto.

Chi è «Sono friulano di San Giovanni al Natisone e i miei genitori avevano un laboratorio per costruire sedie, con un'ottantina di operai», racconta mentre ne mostra alcune, che conserva in casa, con orgoglio. Per quarant'anni è stato un punto di riferimento del Codivilla Putti, ospedale ortopedico di Cortina, prima dell'istituto Rizzoli di Bologna, poi della sanità veneta. Laureato a Padova nel 1951, si trasferì a Bologna per specializzarsi in ortopedia e fisioterapia, quindi fu incaricato della libera docenza, nel 1960. Nel frattempo capitò sulle Dolomiti, alla vigila dei VII Giochi olimpici invernali Cortina 1956: «A Bologna tutti gli assistenti venivano mandati a Cortina ricorda anche per approfondire la cura della Tbc, delle malattie settiche delle ossa, che si trattavano al Putti. Molti restavano per brevi periodi, poi imboccavano carriere prestigiose, in altri ospedali, con ruoli importanti, sino al primariato. Io sono ancora qui. Mi sono trovato bene, in un ambiente ideale, anche se ho viaggiato molto, in Italia e nel mondo, per imparare metodologie di cura nuove e diverse».L'argento del 1956 Montina visse in prima persona quelle Olimpiadi di settant'anni fa: «Ero in servizio medico sulle piste da sci. Ricordo la rovinosa caduta del giapponese Chiharu Igaya, proprio davanti a me, a Rumerlo. Sanguinava vistosamente, credevamo si fosse ferito al volto, invece erano le conseguenze dell'urto violento contro la neve ghiacciata, con temperature di venti gradi sotto lo zero. Sanguinava da ogni poro della pelle, ma tutto si accomodò in fretta, quando lo portammo in ospedale. A quelle Olimpiadi vinse l'argento in slalom, dietro a Toni Sailer. Rimase un rapporto nel tempo; quando tornò a Cortina, da dirigente sportivo, nelle successive celebrazioni dei Giochi del 1956, venne a casa mia a trovarmi, si fermò a cena».I Giochi del 2026 Montina ha eseguito settecento ortoprotesi; è intervenuto seicento volte per ernie del disco; ha ridotto migliaia di fratture; è stato primario di una divisione di ortopedia sino alla pensione, nel 1994. Il figlio maggiore Pierpaolo ne ha seguito le orme, primario a Udine; il minore Davide ha percorso altre strade. «Oggi la traumatologia è cambiata radicalmente. Ricordo un venerdì nero, un 29 dicembre, con venti fratture alla gamba. Oggi è cambiata l'attrezzatura, gli sci, gli scarponi, la preparazione delle piste. Oggi ci sono pochissime fratture, ma molti danni alle ginocchia, ai legamenti». Da appassionato di sport ha seguito con attenzione i Giochi 2026, le gare di Cortina: «Ho ammirato Federica Brignone, capace di vincere due medaglie d'oro, poco dopo un grave infortunio. Lei è fortissima, ha carattere, determinazione, capacità di soffrire. Una donna così può ottenere qualsiasi risultato. Ma devo dire che sono stati molto bravi anche i medici che l'hanno messa in condizione di tornare a gareggiare, a quei livelli, in così poco tempo».Pazienti illustri Montina ha perso due anni fa l'amata moglie Augusta Pucci dalle Stelle, che gli sorride dalle cornici. Custodisce una scatola di lettere di ringraziamento: «Due degli Scoiattoli di Cortina hanno dedicato una via a me e al collega Allaria. Per anni ho ricevuto gli auguri da Giulio Andreotti, di cui curai la moglie, e avevo un grande rapporto con il cardinale di Detroit Bernardin. Ho assistito gli ospiti più noti di Cortina per decenni». Poi, dalla sua memoria cristallina, riaffiora la passione per i funghi: «Amo i porcini, che raccolgo da una vita in Val Pusteria e in Austria. Conosco quei boschi metro per metro».