Il rendiconto sociale dell'Inps traccia un bilancio demografico in rosso. Secondo AlmaLaurea, tra chi parte solo uno su sei immagina di rientrare in Italia in futuroIl rendiconto sociale dell'Inps traccia un bilancio demografico in rosso. Secondo AlmaLaurea, tra chi parte solo uno su sei immagina di rientrare in Italia in futuroNel 2024 hanno lasciato l'Italia 141.056 persone. A dirlo è il Rendiconto sociale per l’anno 2024 dell'Inps che mette in luce il valore più alto registrato negli ultimi dieci anni. Nel 2024 gli immigrati sono stati 247.274, sufficienti a garantire un saldo migratorio positivo di 106.218 unità, ma non a compensare il forte calo naturale della popolazione.Tra nascite e decessi il saldo è infatti risultato negativo per 283.165 persone, portando il bilancio demografico complessivo a -176.947. La crescita delle partenze appare è ancora più evidente se osservata nel lungo periodo. Rispetto ai 114.057 emigrati del 2023, il dato del 2024 segna un aumento del 23,7%. Un incremento che si fa esponenziale guardando al 2013 (rispetto cui è del + 71,8%) e al 2003, con un balzo del 253,8%. In poco più di vent'anni il numero delle persone che lasciano il Paese si è quindi più che triplicato.I giovani qualificatiDentro i dati, un fenomeno dal peso specifico ancora più significativo: quello dell'emigrazione dei giovani più qualificati. Un'analisi di AlmaLaurea mostra che ogni anno circa 7.800 laureati scelgono di iniziare la propria carriera lavorativa all'estero subito dopo il conseguimento del titolo. Si tratta del 3% dei laureati triennali occupati e del 5% dei laureati magistrali occupati a un anno dalla laurea. Non è però un fenomeno temporaneo. A cinque anni dal conseguimento del titolo, la quota di chi continua a lavorare fuori dall'Italia sale al 5% tra i laureati triennali e al 6,3% tra i magistrali, segno che l'esperienza internazionale tende spesso a consolidarsi nel tempo. Tra questi, il ritorno appare sempre meno probabile. Secondo AlmaLaurea soltanto un laureato emigrato su sei immagina di rientrare in Italia in futuro. La mobilità internazionale non rappresenta quindi soltanto una fase della formazione o dell'inizio della carriera, ma sempre più spesso una scelta stabile di vita trainata dal lavoro.A partire sono soprattutto i profili che ottengono risultati migliori durante gli studi. Tra i laureati con una media voti superiore a quella dei colleghi lavora all'estero il 5,6%, contro il 3,4% di chi presenta risultati inferiori. Anche la regolarità del percorso universitario sembra incidere: a cinque anni dal titolo è occupato fuori dai confini nazionali il 5% di chi si è laureato in corso o con un ritardo limitato, contro il 2,4% di chi ha accumulato almeno due anni di ritardo. Inoltre, chi proviene da famiglie con almeno un genitore laureato mostra una propensione più elevata alla mobilità internazionale rispetto a chi non dispone dello stesso capitale culturale. Perché si parte? Quasi il 30% dei laureati magistrali occupati all'estero dichiara di essersi trasferito per la mancanza di opportunità professionali soddisfacenti in Italia, altrettanti affermano di aver accettato un'offerta particolarmente interessante ricevuta da un datore di lavoro straniero. Anche per chi fa ricerca emigrare è spesso la soluzione migliore: l'11,5% indica la scarsità di finanziamenti disponibili nel nostro Paese come causa principale del trasferimento. Non a caso, tra i laureati che lavorano all'estero la quota di chi beneficia di borse o assegni di ricerca è quasi quattro volte superiore rispetto a quella osservata tra chi è rimasto in Italia. A spingere verso l'estero contribuisce - come è evidente - anche la differenza salariale. A un anno dalla laurea, un laureato magistrale occupato fuori dall'Italia percepisce in media 2.290 euro netti al mese contro i 1.452 euro di chi lavora nel Paese. A cinque anni dal titolo il divario cresce ulteriormente: 2.941 euro contro 1.840 euro. In entrambi i casi il vantaggio economico supera quota 57%.Partire per non tornareIl quadro di lungo periodo conferma non è rassicurante. Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo 2025 della Fondazione Migrantes, tra il 2006 e il 2024 si sono registrati circa 1,6 milioni di espatri e 826 mila rimpatri, con un saldo negativo superiore a 817 mila cittadini italiani. All'1 gennaio 2025 gli iscritti all'Aire, l'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, hanno raggiunto quota 6,4 milioni, un numero equivalente a quasi un italiano ogni nove residenti nel Paese.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp