Il Paese si scopre di nuovo in movimento. Dopo anni di stagnazione della mobilità interna e di partenze verso l'estero in costante crescita, i dati Istat diffusi ieri restituiscono un quadro in parziale ricomposizione. Nel 2025 i trasferimenti di residenza tra Comuni italiani tornano a salire, sfiorando un milione e 455mila spostamenti, oltre 70mila in più rispetto al 2024, con un incremento del 5,1% che riguarda sia gli italiani sia, in misura relativa ancora più marcata, i cittadini stranieri. Contemporaneamente si attenua la fuga verso l'estero, che nel 2024 aveva toccato livelli record: gli espatri degli italiani scendono da 141mila a 109mila unità, complice anche l'introduzione di norme più stringenti sull'iscrizione all'Aire, l'anagrafe degli italiani residenti all'estero. Il saldo con l'estero, cioè la differenza tra chi entra e chi esce dai confini nazionali, si rafforza ulteriormente e arriva a quota 296mila, il valore più alto dell'intero periodo considerato dal report.

I DATI Tra il 2019 e il 2024 l'Italia ha perso, per emigrazione verso l'estero, 78mila giovani laureati italiani tra i 25 e i 34 anni: un dato che, letto da solo, racconterebbe l'ennesima storia di fuga di cervelli verso il Nord Europa o gli Stati Uniti. Ma il quadro cambia sensibilmente se si guarda alla componente straniera, che nello stesso periodo ha portato in Italia 88mila giovani laureati, provenienti soprattutto da Asia, Sud America e Unione europea. Il risultato è un saldo complessivo positivo, seppure di poco meno di diecimila unità: per la prima volta, in questa serie storica, il bilancio del capitale umano qualificato torna in attivo, grazie quasi esclusivamente all'apporto di chi sceglie l'Italia come nuova casa. È chiaro che non cancella le difficoltà di chi lascia il Paese per cercare altrove condizioni di lavoro più favorevoli, ma in ogni caso segnala un fenomeno di sostituzione demografica: l'Italia continua ad attrarre competenze, anche se con un profilo diverso da quello tradizionale dell'emigrazione italiana, spesso legato a percorsi di rientro, acquisizione della cittadinanza o riattivazione di legami familiari, come dimostrano i casi di Brasile e Argentina. MOBILITÀ INTERNA Diverso, e per certi versi più delicato, è il discorso quando alla componente internazionale si somma la mobilità interna. Il Mezzogiorno, tra il 2019 e il 2025, perde complessivamente 150mila giovani laureati italiani: 122mila per effetto dei trasferimenti verso il Centro-Nord e altri 28mila per il saldo negativo con l'estero. Un drenaggio che si concentra soprattutto in alcune regioni. La Campania, in particolare, si conferma tra i territori più penalizzati: registra il saldo complessivo più negativo d'Italia, circa 42mila giovani laureati in meno, di cui 34mila dovuti al deflusso verso altre regioni italiane e 8mila verso l'estero. È dalla Campania, peraltro, che parte quasi il 29% dei trasferimenti interregionali diretti dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord, con la Lombardia come meta privilegiata per quasi un movimento su tre. Un dato che conferma quanto la questione meridionale, oggi, passi anche attraverso le rotte interne più che attraverso i confini nazionali, e che trova un contrappunto opposto in Lombardia ed Emilia-Romagna, le regioni che guadagnano di più in termini di capitale umano qualificato. L’ESTERO Il saldo migratorio con l'estero è ampiamente positivo, sostenuto in larga parte dai cittadini stranieri, la cui presenza tra i trasferimenti interni cresce a un ritmo quasi cinque volte superiore a quello degli italiani. Le immigrazioni dall'estero, pur in lieve calo rispetto al 2024, restano un flusso strutturale e giovane: oltre la metà degli stranieri in ingresso ha tra 15 e 34 anni, contro poco più di un terzo dei rimpatriati italiani. Più che una crisi, i numeri del 2025 raccontano una trasformazione silenziosa: un'Italia che perde pezzi di sé lungo la direttrice Sud-Nord e verso alcune capitali europee, ma che nello stesso tempo si rigenera grazie a chi arriva da fuori.