Vent’anni fa un collega del fisico francese Yoël Forterre portò in laboratorio una Venere acchiappamosche, la pianta carnivora forse più conosciuta che cattura gli insetti chiudendo di scatto le foglie. Il movimento dura meno di un secondo, a una velocità piuttosto insolita nelle piante. «Sono stato ossessionato da questa cosa per vent’anni», ha detto Forterre al Guardian.

Dopo due decenni di esperimenti, lo scorso 11 giugno Forterre ha pubblicato su Science una possibile spiegazione. Di solito i movimenti nelle piante vengono attribuiti agli spostamenti dell’acqua tra le cellule, che le rende più o meno turgide. Forterre ha scoperto invece che potrebbero essere le pareti delle cellule a cambiarne la forma, diventando, all’improvviso, più morbide. Un meccanismo simile non era mai stato verificato prima per un fenomeno di questo tipo.

La Venere acchiappamosche è una pianta abbastanza piccola e di solito ha cinque o sette foglie. Ogni foglia termina con due lobi, tenuti insieme da una costa centrale. La sua superficie interna diventa di un rosso molto intenso quando è “affamata”. Cresce infatti in terreni che non sono particolarmente ricchi di sostanze nutritive e, per procurarsi quel che dal suolo non riesce a ricavare, ingerisce insetti e ragni. Le prede, avvicinate dal profumo di nettare sprigionato dalla pianta per attirarle, vengono catturate e poi trattenute da una specie di gabbia, fatta di sporgenze rigide simili a ciglia disposte lungo il bordo dei lobi.