martedì 23 giugno 20263' di letturaNel Mondiale dei miliardari, delle stelle annunciate e degli attaccanti trasformati in marchi globali, le storie più interessanti arrivano dal punto più solitario del campo: la porta. Non è soltanto il torneo di Vozinha e di Eloy Room, le due favole già diventate virali, ma qualcosa di più ampio. È un Mondiale che sta rimettendo al centro i portieri, uomini capaci di cambiare il destino di un Paese con una mano odi rovinarlo con una respinta sbagliata. Il volto più nuovo, in ordine di tempo, è Alireza Beiranvand. Con il Belgio, il portiere dell’Iran ha tenuto in piedi uno 0-0 pesantissimo. Era già entrato nella memoria dei Mondiali nel 2018, quando parò un rigore a Cristiano Ronaldo. Stavolta però la sua partita ha avuto un significato diverso: l’Iran arrivava tra tensioni, trasferimenti complicati e faccende che con lo sport dovrebbero avere poco a che fare. Beiranvand nella notte di Los Angeles, città che ospita il più alto numero di esuli iraniani, è diventato eroe.

Nato nel Luristan, cresciuto in una famiglia nomade, da bambino faceva il pastore e lanciava sassi mentre badava al gregge. Da lì nasce la sua rimessa con le mani, capace di viaggiare per oltre sessanta metri. Portiere lo diventò quasi per caso, sostituendo un compagno infortunato. Poi la fuga a Teheran, i lavori umili, il calcio inseguito contro il parere della famiglia. Con i club non è mai sembrato invincibile. Con l’Iran, invece, cambia pelle.RECORD DI INTERVENTI