Gli studenti universitari sono costretti a sborsare fino a 800 euro al mese per l'alloggio. E il Pnrr che doveva aiutare è diventato vantaggioso solo per i costruttori

Una delle problematiche più grandi che affligge gli studenti fuorisede è la continua crescita dei prezzi degli studentati. Oramai sono veramente poche le città universitarie in cui il costo di una stanza singola sia sotto i 300 euro, il che costringe una buona parte degli studenti ad alloggiare in località più decentrate, dalle quali è più difficile raggiungere l’università.

I dati parlano chiaro e rendono bene l’dea del drastico aumento: tra marzo 2020 e marzo 2026, il portale immobiliare.it insights ha registrato un aumento del 39% del prezzo per gli affitti, nonostante il prezzo del mercato medio sembra rimasto contenuto. Questo fenomeno è una chiara conseguenza di due fattori principali: il rincaro dei prezzi in seguito alla pandemia; la crisi energetica e inflazione dovuti alla guerra in Ucraina, che ha messo ancora più a dura prova le economie europee.

L’inchiesta

Per rispondere a questo aumento di prezzi e soddisfare la richiesta di stanze degli studenti fuorisede, sono nati vari progetti di student housing che promuovono l’istituzione di studentati a prezzi contenuti. Questa iniziativa è finanziata con i soldi pubblici del PNRR, i cui progetti dovrebbero terminare questa estate. Ma – come racconta la puntata “ll lusso in una stanza” del podcast 630XL prodotto da Chora Media – la problematica principale che è emersa è che i prezzi calmierati delle stanze degli studentati sono comunque più alti rispetto al prezzo medio di una stanza sul mercato.