PADOVA - Quattordici persone arrestate, altre 17 denunciate. E ancora sequestrati 162 chili di droga e da taglio, 120mila euro in contanti, due pistole, una katane e un taser. È il risultato delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Padova e svolte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Padova che hanno portato a disarticolare una ramificata struttura criminale dedita al traffico di droga nella provincia patavina.
Le indagini Tutto è cominciato nel 2024. Si è trattato di indagini complicate sia in relazione alle modalità di trasporto e stoccaggio della droga (che veniva consegnata tramite “corrieri” e stoccata in abitazioni private, spesso in locazione a soggetti incensurati) sia in relazione alle modalità di comunicazioni “cifrate” adottate dai trafficanti. I finanzieri hanno scoperto l'esistenza di una fitta rete di “pusher” incaricata di rifornire le città di Padova (in particolare i quartieri Arcella, Guizza, Chiesanuova) Abano Terme, Monselice, Selvazzano. Hashish e 3.000 euro in contanti: due insospettabili studenti di 18 e 21 anni arrestati dopo il blitz antidrogaIl riciclaggio Nel corso dell’operazione sono state adottate sofisticate tecniche di captazione e più tradizionali attività di osservazione e pedinamento, al fine di individuare tanto i locali di stoccaggio della sostanza stupefacente, quanto i responsabili del traffico illecito. Nei confronti di uno di essi, già tratto in arresto nel mese di giugno 2025 con 3 chili di cocaina e 15.000 euro in contanti, sono stati altresì svolti ulteriori approfondimenti di natura finanziaria, finalizzati all’aggressione patrimoniale dei proventi illecitamente accumulati, che hanno consentito di svelare il sistema attraverso cui l’indagato riciclava i proventi della droga. In particolare, il soggetto, risultato essere amministratore e socio unico di una società che gestisce sul territorio patavino due lavanderie “self-service”, faceva confluire i proventi della droga sui conti correnti aziendali allo scopo di confonderli con le attività lecite e costituire in tal modo la provvista necessaria per gli investimenti in beni mobili e immobili. Nel lasso di tempo oggetto delle indagini che ha preceduto l’arresto del soggetto, pari a circa un anno, i finanzieri hanno registrato un anomalo aumento dei versamenti di contanti di oltre 100.000 euro sui conti correnti della società rispetto all’anno precedente, a fronte di modesti redditi dichiarati dalla società e dalla persona stessa. I versamenti avvenivano in prossimità dell’acquisto di beni mobili e immobili (un appartamento, un locale commerciale ed un box, un SUV e una moto), da intestare alla società ovvero a prestanomi: per tale ragione, le operazioni sono state ritenute condotte autoriciclatorie dei proventi delle attività di spaccio, poste in essere con tali modalità al fine di ostacolarne concretamente la provenienza delittuosa. Nei giorni scorsi, in esecuzione di specifico decreto emesso dal Gip del Tribunale di Padova su richiesta della locale Procura, i finanzieri hanno da ultimo proceduto al sequestro di 3 unità immobiliari, del SUV e del valore equivalente della moto, nel frattempo ceduta a terzi. Si evidenzia che il procedimento è in fase di indagini preliminari e che gli indagati devono ritenersi non colpevoli fino ad eventuale sentenza definitiva di condanna.








