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Marco Bonarrigo

Terza accusa di doping per Alex Schwazer, tanti i punti interrogativi. Lo staff ha tenuto coperta la notizia per tre giorni, allo scopo di organizzare la sfida all’Agenzia mondiale antidoping e al laboratorio di Colonia

«Sono innocente, tutte le altre cose non mi interessano. Non voglio perdere la mia famiglia, il mio lavoro, i miei cari rimettendomi in gioco e rischiando di perdermi».

Le «altre cose» a cui ieri pomeriggio si è riferito Alex Schwazer, in una conferenza stampa collegato da Bolzano con 30 cronisti, sono due non negatività ad un controllo antidoping effettuato dopo la vittoria, a tempo di record italiano, nella 42 chilometri di marcia dei Campionati tedeschi del 26 aprile scorso a Kelsterbach, vicino a Francoforte. Due perché gli ispettori della Nada, l’agenzia antidoping di Stato della Germania, gli hanno prelevato sia un campione di sangue che uno di urina, da cui è emersa la sostanza che l’aveva già incastrato alla vigilia dei Giochi di Londra 2012, l’Epo. In quel caso Schwazer ammise tutto: la sua colpa e le domande che né la Fidal né il suo gruppo sportivo si posero sull’equilibrio mentale di un ragazzo fragilissimo colpirono profondamente tutta l’Italia.