di Lorenzo Muccioli
Un sequestro da 1,4 milioni di euro, due persone indagate e un’inchiesta che ruota attorno a una serie di ipotesi accusatorie che vanno dalla frode fiscale all’indebita percezione di contributi pubblici fino alla bancarotta fraudolenta. È il cuore dell’operazione ’Last mover’, eseguita nella mattinata di ieri dai militari del comando provinciale della Guardia di finanza di Rimini, con il coordinamento della Procura. Tra gli indagati, secondo quanto emerso, ci sarebbe anche Alfredo Rota, imprenditore milanese e riminese d’adozione, conosciuto anche per essere stato proprietario e presidente del Rimini calcio dal luglio 2020 all’estate del 2023.
L’indagine è partita dal fallimento di una società riminese attiva nel settore della logistica e del facchinaggio, impegnata in servizi per aziende nazionali e internazionali. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il sistema ipotizzato avrebbe funzionato attraverso l’utilizzo di imprese subappaltatrici che, nel tempo, avrebbero accumulato debiti tributari e previdenziali molto pesanti. In pratica, secondo l’accusa, queste società sarebbero state usate come contenitori destinati a caricarsi di debiti verso il Fisco e gli enti previdenziali, fino ad arrivare al fallimento. La società capofila, sempre secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe così potuto offrire prezzi più bassi e condizioni economiche molto aggressive sul mercato, proprio grazie ai risparmi d’imposta ottenuti attraverso il mancato versamento di quanto dovuto. Il meccanismo contestato, se confermato, avrebbe prodotto un doppio effetto. Da un lato avrebbe creato un danno per le casse pubbliche, con imposte e contributi non versati. Dall’altro avrebbe alterato la concorrenza, perché chi paga regolarmente tasse, contributi e personale si trova inevitabilmente a competere con soggetti capaci di proporre tariffe più basse proprio perché, secondo l’accusa, non avrebbero rispettato tutte le regole.









