Dal sangue dei giovani della patria sono sbocciati i tulipani, ha intonato la cantante iraniana Parastoo Ahmadi dopo la morte di Mahsa Amini, reinterpretando il famoso tasnif di Aref Qazvini scritto in memoria dei primi martiri iraniani all’inizio della Rivoluzione costituzionale e diventato uno degli inni del movimento “Donna, Vita, Libertà”. Ahmadi sapeva che le sue canzoni avrebbero scatenato la censura del regime, non si è mai lasciata intimorire, e nel dicembre del 2024 si è esibita con i suoi musicisti, tutti vestiti di nero, lei senza hijab e con le spalle scoperte, nel deserto fuori la città di Qom. Il concerto senza pubblico nel silenzio dello storico caravanserraglio di Deyr-e-gachin è stato trasmesso in diretta YouTube ed è diventato virale in poche settimane per il coraggio della giovane cantante: “Sono Parastoo, una ragazza che vuole cantare per le persone che amo. Questo è un diritto che non potevo ignorare; cantare per la terra che amo con passione”. “Qui, in questa parte del nostro amato Iran, dove la storia e i nostri miti si intrecciano, ascoltate la mia voce in questo concerto immaginario e immaginate questa splendida patria”, dice prima di iniziare a intonare le sue canzoni su un palco rivestito da un tappeto persiano. Soltanto pochi giorni dopo, Ahmadi e la sua band sono stati arrestati, poi rilasciati dopo l’inizio di un procedimento penale che si è concluso la settimana scorsa con la condanna del tribunale penale della provincia di Qom a Parastoo Ahmadi e otto musicisti e membri della troupe di produzione del concerto a 74 frustate, al divieto di svolgere attività artistiche e di viaggiare per due anni con l’accusa di “oltraggiosa offesa al pudore pubblico”. Per il regime le canzoni della ventinovenne sono “contenuti volgari e immorali”, nel testo dell’atto di accusa la corte sottolinea come la sentenza non si basi soltanto sull’abbigliamento di Parastoo, considerato “osceno” perché “privo dell’hijab conforme alla sharia” e “seminudo”, ma per la sua produzione, le riprese, il montaggio e l’ampia diffusione dell’opera: il video del concerto su YouTube ha raccolto oltre 3 milioni di visualizzazioni, è diventato un simbolo della resistenza del popolo iraniano e ancora oggi continua a essere condiviso e ricevere commenti di solidarietà.Come tributo alle proteste del popolo iraniano contro il regime, Parastoo Ahmadi ha pubblicato la canzone “Havaye Azadi”, Aria di libertà, scritta da Fatemeh Dogoharani, che dice: “Nell’aria c’è il desiderio di respirare/ E’ l’aria del pioppo della libertà/ Osserva l’immagine di questo desiderio/ Lascia andare la tristezza che ti rimane in gola/ Non temo i suoi inganni né i suoi pugnali/ Non ho paura nemmeno del patibolo, delle catene e della morte/ Il tuo gelido schiaffo al cuore della verità/ Non ha mai placato la febbre di questa convinzione/ E’ il prezzo della libertà da questa schiavitù/ Se il mio sangue viene versato”.