Il governo ha inserito nel ddl Sgomberi la possibilità di affidare l’attuazione degli sfratti a società private. Una norma che farebbe venire meno il ruolo terzo oggi svolto dagli ufficiali giudiziari, mettendo a rischio imparzialità e garanzie. La mossa è ritenuta necessaria per accelerare le procedure. Ma intanto gli uffici dedicati alle notifiche ed esecuzioni dei tribunali soffrono da anni di una crescente carenza di risorse e personale. E anche il recente concorso per immettere forze fresche si è rivelato un flop.

C'è una norma inserita nel cosiddetto disegno di legge Sgomberi che rischia di eliminare molte delle garanzie, previste oggi dal sistema giudiziario per chi si trova sotto sfratto, soprattutto quando si tratta di famiglie con minori o persone fragili. La disposizione si trova all'articolo 2 del testo attualmente in discussione al Senato e introduce la possibilità per il proprietario di un immobile di affidare le varie fasi dell'esecuzione dello sfratto a una società privata, scavalcando gli ufficiali giudiziari dei tribunali.

Più nel dettaglio, la parte deve rivolgere la richiesta a un giudice, che può rifiutarla solo se sussistono gravi motivi. In caso contrario, il magistrato designa la società a cui affidare la pratica, in sostituzione dell'ufficiale giudiziario, tra gli istituti di vendita autorizzati dal ministero della Giustizia. Gli istituti di vendita sono Srl private, appunto, che già oggi si occupano della custodia e della cessione di beni pignorati o sequestrati dalla magistratura. Le conseguenze del ddl Sfratti Le possibili ricadute di questa norma sono evidenti. Oggi la fase di notifica ed esecuzione dello sfratto è affidata a un funzionario pubblico inserito a pieno titolo nel sistema giurisdizionale e terzo rispetto alle due parti, il locatore e l'inquilino. L'ufficiale è chiamato a mediare tra le diverse necessità, soprattutto nei casi in cui chi non paga l'affitto lo fa perché non può, non perché non vuole. Si tratta spesso di anziani, famiglie con minori, persone che presentano altre condizioni di fragilità sociale ed economica. Per questo, in certi casi, ci si trova di fronte alla necessità di rimandare l'effettivo rilascio dell'immobile, in attesa di attivare i servizi sociali del Comune, che devono trovare soluzioni alternative per chi perde l'abitazione.