Per un po’ di tempo Kawtar non ha voluto rivolgersi ai servizi sociali. Le avevano detto di fare affidamento a loro per trovare un lavoro e provare a sistemare la difficile condizione economica della sua famiglia, ma lei, che oggi ha 43 anni, tre figli ed è originaria della Tunisia, era intimorita. “Le persone intorno a me continuavano a dirmi che mi avrebbero tolto i bambini”, ricorda. “Ecco perché ho lasciato perdere”.

Quando la sua situazione economica si è fatta più critica, Kawtar si è arresa e ha fissato un appuntamento con un’operatrice del comune lombardo in cui vive. Dice di essere stata seguita con molta attenzione e dopo poco tempo ha trovato quello che è ancora il suo lavoro. “Prima avevo molti pregiudizi, oggi cerco di convincere altre persone di origine straniera a rivolgersi ai servizi sociali”, dice.

In Italia gli assistenti sociali non vivono un momento facile.

Giornate piene

Nel paese ci sono più di 47mila lavoratori in questo settore. Il 90 per cento sono donne. La maggior parte lavora nel settore pubblico come dipendente dei comuni e di altri enti locali. Gli altri si muovono nel settore del privato sociale, sotto contratto con cooperative, associazioni, fondazioni e strutture residenziali. E una piccola percentuale, infine, rientra nel mondo dei liberi professionisti.