Si fanno più distesi i rapporti tra Catherine e i servizi sociali, mentre procede il percorso verso un possibile ricongiungimento familiare. La donna sta sviluppando una relazione più serena e strutturata con gli operatori che seguono la tutela dei suoi figli, dopo la sospensione della responsabilità genitoriale che la coppia anglo-australiana continua a definire «il trauma più significativo della nostra vita», soprattutto per le conseguenze sui minori.
Nel corso della vicenda, ancora sotto la supervisione del Tribunale per i minorenni dell'Aquila, si è consolidato un dialogo più stabile tra la "mamma del bosco", in passato indicata come non collaborativa, e le istituzioni. Nathan descrive una fase iniziale segnata da «incomprensioni, paura e ansia», mentre oggi parla di una collaborazione più solida con i servizi coinvolti.«Abbiamo costruito un ottimo rapporto con alcuni operatori che seguono Catherine negli incontri protetti e con l'équipe del servizio di Neuropsichiatria infantile dell'ospedale di Atessa. Sono bravissimi e ci stanno aiutando molto», afferma Nathan. Catherine, dopo l'allontanamento dalla comunità di Vasto dove viveva con i figli, incontra i bambini in un contesto protetto esterno alla casa famiglia. Gli incontri sono emotivamente intensi e già programmati con cadenza regolare, con la possibilità di un ampliamento progressivo.Il nuovo difensore della coppia, l'avvocato Simone Pillon, ha precisato che i genitori stanno seguendo scrupolosamente le indicazioni ricevute, sottolineando al tempo stesso «la sofferenza dei minori, che a ogni incontro chiederebbero quando potranno tornare a casa». La coppia anglo-australiana si dice fiduciosa su un possibile ripristino del nucleo. «Abbiamo riflettuto a lungo su ogni nostra decisione e, come ogni genitore, cerchiamo di capire cosa sia meglio per i nostri figli. Abbiamo sempre cercato di sistemare ciò che non funzionava e continueremo a farlo», dichiara Nathan.Il procedimento, aperto al Tribunale per i minorenni dell'Aquila, si trova ora in una fase delicata. È atteso entro fine giugno, con possibile anticipo, il deposito della relazione conclusiva della consulente tecnica d'ufficio, la psichiatra Simona Ceccoli, sulle valutazioni psicologiche di genitori e figli. I consulenti di parte, lo psichiatra Tonino Cantelmi e la psicologa Martina Aiello, nella controperizia alla bozza della Ctu chiedono «il ricongiungimento dei minori con le loro figure affettive primarie».I consulenti individuano quindici criticità nel lavoro della perizia, soprattutto sul piano metodologico: dalla raccolta dei dati alla scelta delle fonti, dall'interpretazione clinica alla valutazione della capacità genitoriale, fino alla mancanza di osservazioni dirette e continuative della relazione tra genitori e figli.Nella stessa relazione viene sottolineato l' elemento di apertura di entrambi i genitori che hanno avviato un percorso di sostegno alla genitorialità al Dipartimento di Psicologia Clinica del Policlinico Gemelli di Roma, nell'interesse dei minori. Il primo appuntamento si è svolto nei giorni scorsi ed è stato giudicato alquanto positivo.







