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La corte neoclassica di Palazzo Orsini, sede di rappresentanza della maison Armani, per una sera abbandona la compostezza aristocratica per vestirsi dei colori e delle suggestioni del Mediterraneo per lo show uomo spring-summer 2027 e per il debutto della cruise donna in passerella. Tappeti stesi come in un mercato d'Oriente, pouf di rafia, luci dorate e un'atmosfera da caravanserraglio contemporaneo accolgono gli ospiti mentre i fotografi si contendono gli arrivi più attesi. I flash si accendono per l'attrice Lucy Boynton, presto sul grande schermo nei panni di Jane Asher nella monumentale tetralogia dedicata ai Beatles diretta da Sam Mendes. Poco dopo arriva Chiwetel Ejiofor, già candidato all'Oscar per 12 anni schiavo e oggi protagonista del discusso fenomeno cinematografico Backrooms. Tra gli ospiti anche Paolo Sorrentino, fresco del successo de La grazia, Marco Mengoni e Mark Strong. Lo show parte quasi all'improvviso per 400 happy few. «La cruise non aveva mai sfilato, per cui abbiamo pensato che era il caso di farla vedere, perché comunque è molto bella. E poi era l'occasione giusta», racconta a MFF Silvana Armani, guida stilistica della donna del marchio. A farle eco è Leo Dell'Orco, a capo del menswear. «Le cose erano abbastanza simili. Abbiamo messo insieme i capi e abbiamo capito che stavano bene insieme». Il messaggio è subito chiaro. Per Giorgio Armani il Mediterraneo non è una semplice geografia, è un linguaggio. È il luogo dove culture diverse si incontrano, si contaminano e si arricchiscono reciprocamente. Un mare che da sempre trasporta uomini, merci, idee e immaginari. È proprio da questa visione che prende forma la collezione uomo firmata da Leo Dell'Orco, un viaggio che parte dalla sartorialità italiana per spingersi idealmente oltre l'orizzonte. «Tutto è molto leggero, coperto ma leggero. Quando i modelli sono venuti a fare i fitting erano stupiti perché sarebbero potuti uscire così», sottolinea Dell'Orco, aggiungendo: «Il colore è vissuto, quasi bruciato dal sole». La passerella racconta un Mediterraneo mentale e poetico, attraversato dalla luce accecante del sole. Una luce che scolorisce le superfici, ammorbidisce i contorni e rende tutto più leggero. Le sahariane diventano il simbolo di una nuova eleganza rilassata. Le giacche si allungano e si alleggeriscono, i pantaloni seguono il corpo con una linea più asciutta, mentre le camicie sembrano galleggiare nell'aria. Il tailoring resta il cuore del racconto, ma perde ogni rigidità. Il bianco della pietra assolata convive con le tonalità della sabbia e della terra, con i colori delle spezie e con profondi accenti di blu cobalto che richiamano il mare e il cielo delle coste mediterranee. Qua e là emergono lampi di oro spento, come riflessi catturati al tramonto. Anche i materiali contribuiscono a costruire questa atmosfera sospesa. Lino, cotone, shantung e fibre naturali diventano strumenti narrativi. Il dialogo prosegue naturalmente nella proposta femminile, firmata da Silvana Armani. Anche qui il punto di partenza è la leggerezza. Giacche decostruite, soprabiti impalpabili e abiti fluidi accompagnano il movimento del corpo con naturalezza quasi liquida. La costruzione è rigorosa ma invisibile. Nulla appare forzato. I codici del guardaroba maschile vengono reinterpretati con delicatezza e trasformati in capi dalla femminilità discreta. Le tonalità naturali si arricchiscono di accenti azzurri e lilla polverosi, mentre le proporzioni restano armoniose e rilassate. Più che una collezione, quella di Armani appare come una dichiarazione di metodo. In un momento in cui la moda sembra spesso rincorrere l'effetto speciale, la maison sceglie la strada della sottrazione. Nessun eccesso, nessuna provocazione. Solo la forza di un linguaggio che continua a evolversi restando fedele a se stesso.







