La premessa è di rigore: quella che scattiamo è una foto che riguarda l’oggi. Tra dodici mesi (o fors’anche tra tre) tutto potrebbe esser radicalmente cambiato: e basta osservare il terremoto in atto dall’altro lato della barricata per rendere la previsione plausibile. Inoltre, il cosiddetto campo largo ci mette solitamente del suo, somigliando ad un laboratorio a ciclo continuo, dove si monta e si smonta per ritrovarsi spesso al punto di prima. Un dato nuovo, però, stavolta parrebbe acquisto: i Cinquestelle hanno deciso per un’alleanza organica con Pd e Avs (Fratoianni e Bonelli). Non era scontato. Se il patto a tre terrà, i passaggi successivi riguarderanno il rapporto con Renzi e con i tanti embrioni di centro ancora in cerca d’autore. Dunque, tentare un’analisi dei punti di forza, delle carte a sorpresa e dei rischi che attendono i leader, ora è forse possibile.
Le fortune, le sfortune ed i destini di Elly Schlein e Giuseppe Conte appaiono ormai indissolubilmente legati. Dal momento in cui hanno deciso di allearsi, sono diventati competiror: oggi cortesi, domani vedremo. Saranno (o dovrebbero essere) le primarie a stabilire chi guiderà la coalizione al voto: una via che resta obbligata in assenza di accordi. Rischiano entrambi di perderle, ma possono vincerle entrambi: e l’esito sarà naturalmente decisivo per il risultato elettorale. Schlein e Conte, infatti, non sono la stessa cosa: hanno punti di forza differenti e parlano a elettorati molto diversi. In questi anni, Elly e stata l’alter ego di Giorgia e la donna dei diritti (cosa che qualcuno ora considera un limite). Conte, invece, uscito dal tunnel nero dello scontro interno ai Cinquestelle, ha ripreso a strizzar l’occhio al suo elettorato, quanto mai mobile ed eterogeneo. Nella sfida delle primarie - e poi in quella elettorale - i loro punti di forza rischiano però di trasformarsi in debolezze. L’immagine cucita addosso ad Elly Schlein fin dall’esordio, potrebbe infatti non convincere parte degli elettori del campo largo: quando non parla di diritti, non ci siamo. Conte potrebbe invece pagare giravolte e ambiguità: ha governato con Salvini ed e non ci convince su Putin e immigrazione.











