«L’Europa che vogliamo», recita il titolo dell’iniziativa che la delegazione Pd all’europarlamento ha organizzato ieri un hotel di Roma con decine di ospiti, tra cui vari esponenti di Confindusrtria e di altre organizzazioni datoriali e dei sindacati, oltre che di aziende come Stellantis, Eni, Leonardo. La risposta è che l’Europa desiderata non è quella di oggi a guida von der Leyen, la presidente del Ppe con cui la coabitazione si fa ogni giorno più difficile. E non solo per le maggioranze variabili, per il patto tra popolari e estrema destra sul regolamento contro i migranti.

Anche il bilancio, tema assai più prosaico, per il Pd «non è sufficiente, non va bene», come hanno ribadito il capodelegazione Nicola Zingaretti e il sindaco di Roma Gualtieri. «Essere europeisti non significa essere contenti di ciò che l’Europa è oggi ed è stata fino ad ora, perché non basta», ha detto Schlein nelle sue conclusioni. E ieri, tra le stanze dell’Hotel Cardo di Roma, il gotha del Pd si interrogava sul rapporto con una commissione che scivola sempre più a destra.

Andrea Orlando, che non è eurodeputato, da tempo invita il suo partito a uscire dalla maggioranza Ue. E ieri ha lanciato una proposta: «L’Alleanza Pd- MS è nata nel 2019 con il voto a favore della prima commissione Ursula. Oggi serve una posizione comune tra le tre forze del campo progressista anche in Europa , in nome di un nuovo europeismo. E se il Pd non stacca la spina deve almeno recuperare uno spazio di iniziativa politica che oggi non c’è». Piccolo particolare: M5S e Avs sono all’opposizione.