Da un paio di giorni una calma relativa nel sud e nell’est del Libano ha permesso alla Difesa civile di effettuare sopralluoghi, scavi, riaperture di strade in luoghi finora inaccessibili per via dei bombardamenti israeliani incessanti. Tanti i corpi senza vita ritrovati. Nella periferia di Marjayoun, a Nabatieh, sono stati recuperato i cadaveri di tredici persone sotto le macerie di un edificio bombardato. I 4.106 morti, contati dal ministero della salute dal 2 marzo a oggi, sono destinati nei prossimi giorni – se lo scenario non dovesse essere nuovamente stravolto – a salire. C’è tanto da scavare: il Programma delle Nazioni unite per lo Sviluppo, in coordinamento con il Consiglio nazionale per la Ricerca scientifica del Libano, ha stimato il valore dei danni diretti agli edifici nel Libano meridionale in 1,38 miliardi di dollari, con un volume di detriti pari a circa 3,1 milioni di metri cubi al 29 aprile 2026, a cui andranno aggiunti i danni di maggio e di giugno, ancora da stimare.
DENTRO LA LINEA GIALLA, la fascia larga una decina di chilometri in territorio libanese lungo il confine sud e sud-est, l’esercito israeliano ha raso al suolo, con l’aiuto di compagnie specializzate arrivate da Israele, un centinaio di villaggi creando scenari in tutto e per tutto simili a quelli di Gaza.











