«Il mio governo sarà democratico e garantirà il funzionamento delle istituzioni». Con queste parole Abelardo De La Espriella ha celebrato la vittoria al ballottaggio per la Presidenza della Repubblica. Poi si è rivolto al suo avversario politico: «A Iván Cepeda dico che avrà tutte le garanzie per esercitare l’opposizione, sempre e quando ciò avvenga nel quadro costituzionale e istituzionale». Quindi ha rincarato le intimidazioni: «Glielo dico chiaramente: non provi a fomentare la violenza e si astenga dal seminare il terrore. Stia attento, dottor Cepeda, perché sa bene quanto possa mordere duro el tigre».
Quale politico dovrebbe ribadire l’ovvio, il fondamento stesso di qualsiasi repubblica? Il rispetto delle regole democratiche, il funzionamento delle istituzioni, le garanzie per l’opposizione? Un politico che durante la campagna elettorale ha manifestato tutto il suo disprezzo per gli avversari, per i movimenti sociali e per le organizzazioni indigene. Un uomo che ha minacciato di persecuzione giornalisti e attivisti e che ha dichiarato che, se fosse stato un paramilitare, avrebbe impugnato un fucile e avrebbe avuto «le palle» per fare il lavoro che si deve fare. «Sarei stato un paramilitare di quelli veri, non come Petro che è stato un guerrigliero da caffetteria», ha commentato ridendo.











