Genova – Stato di agitazione dei dipendenti del Comune: troppi straordinari e preoccupazione per la riduzione di personale prospettata nel prossimo triennio. Dopo l’assemblea del 15 giugno, oggi i rappresentanti sindacali di Rsu, Cgil Fp, Cisl Fp, UilFp, Usb e Diccap hanno mandato una lettera al Prefetto, alla sindaca Salis, al vicesindaco Terrile e al direttore generale Criscuolo comunicando l’apertura dello Stato di agitazione “per tutto l’ente e per tutti i profili professionali”. Nella lettera si citano, tra le altre motivazioni, le risposte “insufficienti” dell’amministrazione “a fronte di un taglio di 570 posti di lavoro tra il 2023 e il 2028, con evidenti e palesi ricadute sullo stress lavoro correlato, sui carichi e sui ritmi di lavoro, sulla tenuta della gestione dei servizi alla persona e alle imprese”. E la gestione “fuori controllo” del lavoro straordinario. Lo stato di agitazione partirà da domani e comporterà in particolare “l’indisponibilità a effettuare ore di straordinario, cambi turno non programmati e l’effettuazione di attività che non siano strettamente correlate all’erogazione del servizio” e i sindacati chiedono al Prefetto di convocare le parti. Sul caso interviene la capogruppo di Orgoglio Genova – Noi moderati Ilaria Cavo: «Al di là degli annunci d’impatto, la gestione della giunta Salis si scopre indigesta anche per i lavoratori e i sindacati. La proclamazione dello stato di agitazione del personale del Comune di Genova, sottoscritta da tutte le sigle sindacali, dimostra un malcontento che va ben oltre i provvedimenti-bandiera sul salario minimo a cifre peraltro già previste. Il comunicato denuncia carichi di lavori intollerabili, tagli agli organici, gestione fallimentare degli straordinari, mancate risposte politiche e altre scelte addebitate all’amministrazione comunale in carica e agli indirizzi portati avanti. I dipendenti di Palazzo Tursi non saranno più disponibili a coprire le esigenze di servizio con straordinari o con cambi turni. Una protesta che rischia di paralizzare l’intera macchina comunale e che la sindaca non può certo provare a scaricare, ancora una volta, su qualcun altro, che sia il governo o la precedente amministrazione. Chiedo a Silvia Salis di assumersi le proprie responsabilità e avviare finalmente un serio confronto con le sigle sindacali per evitare che, anche in questo caso, siano i cittadini genovesi a subire le conseguenze».