Adele Cobelli aveva 14 anni ed era in sella alla sua bicicletta, come spesso faceva, sulle strade vicino casa, a Pressano, una piccola frazione di Lavìs, poco a nord di Trento. Su queste colline si coltivano le viti e anche Adele veniva da una famiglia di piccoli produttori di vino, fra i più conosciuti della zona. Aveva la passione per la mountain bike e gareggiava nella categoria allievi.
Nel pomeriggio di sabato 20 giugno stava scendendo lungo la strada, quando ha incrociato l’auto guidata da un diciottenne, da poco patentato. Secondo le prime ricostruzioni, il ragazzo avrebbe invaso la corsia opposta, forse sbagliando una curva. La dinamica precisa sarà accertata dalla procura, che ora indaga per omicidio stradale. Adele è stata colpita, sbalzata al di là del guardrail, ed è morta sul colpo. Un contadino che vive nella zona è corso in casa a prendere un lenzuolo per coprirla, perché non c’era più altro che si potesse fare.
A poche ore di distanza, Nicoleta Rusu ha pubblicato un post su Facebook, subito dopo aver letto la notizia: «Quando ci passate accanto, spesso sfiorandoci, dovete sapere che noi non abbiamo carrozzeria, airbag, niente. (…) Un messaggio letto al volo, uno sguardo sul cellulare, un secondo. Basta quello per uccidere una persona che si sta allenando». Poco dopo, Nicoleta è stata centrata da un’auto mentre pedalava sulla sua bicicletta a Pioppo, frazione di Monreale, alle porte di Palermo. Il destino ha reso fatalmente uguali due storie che non avrebbero dovuto incrociarsi mai.










